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NUOVO REFERENDUM ABROGATIVO DELLA L. 194 IN MATERIA DI ABORTO : IN RISPOSTA ALL’ARTICOLO PUBBLICATO IL 14-2-2013 SU RISCOSSA CRISTIANA E RICORDANDO LA 12 ORE PER LA VITA ( DALLE 9 ALLE 21 DEL 2-3-2013 ALL’ESTERNO DEL S.ANNA DI TORINO , DELLA MANGIAGALLI DI MILANO , DELL’OSPEDALE CIVILE DI PADOVA , DEL S.ANNA DI CASERTA E DEL GARIBALDI-NESIMA DI CATANIA )

Il direttore della rivista on line di cui al titolo ci costringe a replicare ad un suo nuovo pezzo ( datato 14-2-2013 ) , redatto con riferimento sull’articolo che riportiamo di seguito al presente , per le numerose imprecisioni che lo caratterizzano e che potrebbero coinvolgere il lettore non attentissimo, a deformazione del contenuto dell’articolo medesimo .

E’ , peraltro , un dato di fatto che molti nostri iscritti non frequentano più quel sito da quando il suo direttore ha deciso di ostacolarci , fingendo un atteggiamento amichevole ma con cui trascina indirettamente tutto il personale della rivista nelle sue incoerenze , dopo essere stato convertito dal suo mentore , che a suo avviso sarebbe anche il portavoce ed organizzatore della Marcia per la Vita, oltreché colui che quando pubblica un libro realizza l’evento più importante dell’anno ( si legga l’articolo del direttore stesso del dicembre 2010 , epoca in cui il sito veniva aggiornato solo mensilmente ) non solo dal punto di vista editoriale , ma in assoluto .

Del resto , quella rivista sta vivendo una decadenza esclusivamente dovuta ai personalismi del suo direttore , che si dilunga in polemiche fondate su ragioni per nulla ideali , ma su suoi rapporti personali con questo o quel soggetto , nei quali non vi è alcuna traccia di una riscossa cristiana .

La significativa rottura quasi immediata addirittura con uno degli altri due fondatori di quel sito , per ragioni che mai nessuno è riuscito a comprendere , non è rimasto di certo un episodio isolato riconducibile a queste improvvise inversioni di tendenza .

Purtroppo dobbiamo replicare , essendo evidente che la pubblicazione di determinate tesi è finalizzata alla divulgazione delle stesse e non di quelle diverse frutto di una elaborazione delle prime fatta da terzi .

Un’elaborazione , nella fattispecie , talmente distorta da ribaltarne , ad arte o meno , totalmente il significato .

1 ) Nel mio articolo sottolineo la positiva apertura da parte della reale portavoce della Marcia per la Vita , drssa Virginia Coda Nunziante , verso tutti i movimenti pro life (quindi anche verso il nostro) e come il 2-2-2013 io abbia incontrato a Giussano ( Mb ) , tra le ore 16 e le ore 18 , sempre con scopi costruttivi , i presidenti del MPV  e di V & V , organizzazione quest’ultima nata nel 2004 da una scissione interna allo stesso MPV ( per sottolineare quanto siano tranquille e da tempo le acque nell’area pro life italiana . a prescindere dal sottoscritto e da NO194 ) .

E’ evidente che questa pacifica realtà dei fatti smentisce l’intento intrapreso da tempo dal direttore di isolare la nostra organizzazione , descrivendola come già isolata di per sé ( e di danneggiarla creando malumore al suo interno ) .

Un intento che contrasta in modo perentorio con i numeri , che parlano di nostri 14 000 aderenti , che egli ignora , come gli inglesi ignoravano ogni parametro quantitativo quando , a seguito della momentanea interruzione dei trasporti oltre Manica , dichiaravano che il continente era isolato .

Per costui contano le sigle , non quante siano le persone che si riconoscono in quelle sigle e che lavorano per esse .

E un intento che , chissà mai per qual motivo , è stato costantemente perseguito sin dalla nostra nascita proprio dal suo mentore , che , come ricordato nel pezzo , non mi ha consentito di semplicemente menzionare l’esistenza della nostra iniziativa in entrambe le sue edizioni neppure per soli dieci minuti in una conferenza di quattro ore , quella a margine dell’evento , sottraendoci così una vetrina sicuramente utile .

La scuola della distorsione a 360 gradi ( anzi 180 ) della realtà la conoscono bene coloro che sono nati negli anni 50 – primi anni 60 e precedenti , essendo tipica del periodo sessantottino ( durato un decennio ) quando la stampa stalinista , a titolo di esempio , accusava 5 ciellini disarmati di avere aggredito 100 propri commilitoni armati di spranghe , provocando così incidenti in cui i primi sarebbero casualmente stati feriti .

Ecco che , pur di fronte a fatti così circostanziati e dimostrabili sulla base di dichiarazioni ufficiali rese dagli interessati , il direttore conclude , all’opposto e ostinatamente , che noi ci troveremmo in una condizione di isolamento , venendo come meno , come minimo , ad un dovere aureo di un giornalista , quello di essere aggiornato .

Tipica di quella scuola è anche l’identificazione fotografica dell’avversario ( mancano indirizzo e numero di telefono , così faceva la stampa ora citata all’epoca ) , ricorrendo ad uno scatto effettuato in via privata ed amichevole , il che viola il mio intento costante di evitare un’esibizionistica diffusione sui media della mia immagine , da sempre respinto al pari dello sfruttamento commerciale del mio impegno antiabortista , anche se forse un giorno proprio queste distorsioni mi costringeranno a pubblicare qualcosa a livello cartaceo ( la prima offerta in questo senso mi è giunta nel 2010 ) .

2 ) Al duplice fine di giustificare la sua conversione antiabrogazionista in senso referendario , a cui è stato indotto indovinate da chi , e di ostacolare l’adesione a NO194 egli sostiene , poi , che la realtà antiabortista nazionale sarebbe peggiorata dal 2008 ad oggi , causa la sempre minore sensibilità verso le posizioni cattoliche .

Qui , a prescindere dalla veridicità dell’analisi di fondo , si incorre , superficialmente , nell’errore già compiuto dal MPV in occasione del primo referendum , quello del 1981 , quando il dibattito venne inquadrato nella contrapposizione laici-cattolici , in modo del tutto infelice , essendo i secondi statisticamente in chiara minoranza .

Non ho dato sin dall’inizio un’impronta confessionale a questa battaglia , pur essendo e dichiarandomi cattolicissimo , in quanto per me essa è una battaglia di civiltà , che coinvolge valori non esclusivamente religiosi .

Non a caso almeno il 10% dei nostri iscritti ( ben 14 000 , lo ricordo ancora all’interessato , a cui le nostre cifre danno molto fastidio , perché contrastano numericamente , e quindi in forza di una scienza esatta , con il suo auspicio di un nostro fallimento ) asserisce di essere ateo o scarsamente credente .

Non rimane quindi a costui che pregare affinché il prossimo parlamento abroghi la 194 , come ha scritto in occasione del suo precedente pezzo contro la nostra iniziativa , pubblicato a metà dicembre , con la precisazione che ciò renderebbe inutile il referendum .

Non so voi , ma io fatico ad immaginare un accordo tra Bersani , Berlusconi , Monti , Vendola e Grillo avente come oggetto l’abrogazione della 194 : spero che questa mia impressione non sia fondata su una scarsa religiosità , dovuta ad una modesta fiducia nell’efficacia delle preghiere .

Qualcuno , del resto , ha detto e dice “ Ora et labora “ o “ Aiutati che il ciel ti aiuta “ .

3 ) Ma l’attività sobillatrice si esprime anche attraverso valutazioni con cui si vorrebbero coinvolgere soggetti non proprio dotati di un quoziente intellettivo invidiabile .

Egli contesta che vi sia stata una conversione abrogazionista da parte degli organizzatori della Marcia , rispetto alle prime due edizioni , in quanto “lo slogan che ha accomunato entrambi gli avvenimenti, e che sarà sempre lo stesso, anche per la Marcia che si terrà a Roma il prossimo 12 maggio è affermare che la vita è un dono indisponibile, di Dio; condannare l’iniqua legge 194 che ha legalizzato l’uccisione sino ad oggi di 5 milioni di innocenti; invitare alla mobilitazione i cattolici e gli uomini di buona volontà .

E’ evidente che un conto è criticare una legge ma contemplandola passivamente , rafforzandone così l’intoccabilità e censurando chi la vuole abrogare , un conto è auspicarne esplicitamente l’abrogazione , accreditando tutte le forze d’area , comprese quelle abrogazioniste come ha fatto la drssa Coda Nunziante .

L’intervento della portavoce della Marcia sconfessa il direttore , il suo mentore ed il loro intento di isolarci e di dividere ulteriormente il pro life nazionale .

Quanto , poi , all’identificazione nella persona di Alemanno dell’organizzatore dell’evento , è una ricostruzione che mai è stata fatta , il riferimento riguardava una persona a lui molto vicina ( come ben comprensibile a tutti ) .

La falsa rappresentazione della realtà , in termini giuridici , viene definita artifizio , il quale ultimo , unitamente al raggiro , integra il reato di truffa , qualora ricorra un ingiusto profitto con altrui danno.

In esecuzione di quel delitto si comporta , ad esempio , colui che si fa consegnare del danaro facendo credere che tale atto sia dovuto o che si fa prestare delle somme per diverse finalità promettendo una pronta restituzione per un domani che non diviene mai oggi .

Nulla a che vedere con il furto , in cui l’acquisizione avviene senza il consenso del danneggiato .

La condotta , dunque , è piuttosto antipatica .

Per carità , non voglio appesantire la polemica , stiamo parlando di idee , ma chiedo pubblicamente al diretto interessato di occuparsi della sua rivista e del calo di contatti che essa sta soffrendo nonostante l’ottimo livello dei collaboratori , senza intervenite in questioni che non lo riguardano direttamente e di lasciarmi lavorare in pace per una battaglia nobile ( avendo essa come oggetto la salvaguardia di vite umane ) e senza costringermi a perdere tempo in precisazioni purtroppo doverose per le esigenze comunicative connesse all’iniziativa medesima .

La miglior risposta a queste manovre è iscriversi a NO194 ed alla nostra operazione referendaria mediante i siti www.no194.org e www.no194.it nonché partecipare alle 12 ore del 2-3-2013 , che si svolgerà , come sempre , il primo sabato di un mese dispari , dopo il successo dell’edizione precedente del 5-1-2013 .

A Roma si terrà una nostra manifestazione analoga il 5 marzo dalle ore 9 alle 13 all’esterno del S. Filippo Neri .

Pietro Guerini – Presidente e Portavoce nazionale NO194

Pubblicato il 15-2-2013

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NUOVO REFERENDUM ABROGATIVO DELLA L. 194 IN MATERIA DI ABORTO : LA SVOLTA ABROGAZIONISTA TRA GLI ORGANIZZATORI DELLA MARCIA , LA SCONFITTA DELLA CORRENTE RELATIVISTA SULLA LEGGE E IL DIALOGO TRA LE FORZE DI AREA

Il 17 gennaio 2013 è stata pubblicata sul web un’intervista rilasciata da Virginia Coda Nunziante, portavoce della Marcia per la Vita 2013, nella quale quest’ultima ha dichiarato testualmente :

“ La Marcia per la Vita è innanzitutto un momento di incontro pubblico di tutte le associazioni, gruppi, famiglie, singoli individui che costituisce la vasta e variegata realtà pro-life in Italia. Non si tratta solo di conoscersi e di passare una giornata insieme per affermare il diritto alla vita in un’atmosfera di amicizia e collaborazione. Non è solo una festa per la Vita. Si tratta anche e soprattutto di esprimere la nostra protesta contro l’uccisione degli innocenti, che in Italia è stata legalizzata dalla legge 194 del 22 maggio 1978. Il nostro rifiuto dell’aborto, e della legge che lo legalizza, è totale, senza eccezioni e senza compromessi. Questo è il principale denominatore comune di chi si ritroverà a Roma il prossimo 12 maggio . L’aborto è un tema etico che ha una chiara proiezione politica ed è anche sul piano politico che vogliamo incidere, lottando per abolire la 194 “ .

 

Ecco che la Marcia per la Vita viene presentata come ““ innanzitutto un momento di incontro pubblico di tutte le associazioni, gruppi, famiglie, singoli individui che costituisce la vasta e variegata realtà pro-life in Italia “ , attraverso cui si vuole incidere “lottando per abolire la 194 “ .

Scrivevo nel mio pezzo pubblicato sul web a fine ottobre 2012 in presentazione della 12 ore per la Vita ( prossimo appuntamento sabato 2 marzo 2013 , ore 9-21 , all’esterno dei soliti 6 ospedali di Torino , Milano , Padova , Roma , Caserta e Catania ) :

a)“ La manifestazione è aperta a tutti gli antiabortisti , anche appartenenti ad altre organizzazioni , che sono in grado di comprendere che se l’aborto è un fenomeno abominevole la legge che lo legalizza dev’essere abrogata , perché una legge non può autorizzare un fatto abominevole .

Chi non riesce a compiere questo passaggio logico ( o si perde in cinici macchiavellismi , sprezzanti della Vita del suo prossimo ) si esclude da solo .

Da parte nostra , dunque , nessun “ Vengo anch’io , no tu no ! “ , come quello rivolto dagli organizzatori della Marcia per la Vita ai vertici del Movimento per la Vita per l’edizione del prossimo anno , condotta che consente ai detentori di un benché minimo quantitativo di materia grigia di cogliere chi divida il pro life italiano , a prescindere dai contenuti ( che nel caso di specie sono identici tra il richiedente ed il rigettante la richiesta ) .

Non a caso nei suoi due anni di svolgimento ho chiesto di poter esporre per dieci minuti nell’ambito di una conferenza di quattro ore a margine di quell’evento la nostra iniziativa e mi è stato risposto picche in entrambe le occasioni ( espressamente nella prima , tacitamente nella seconda ) “ ;

b)“Nessuno , ad esempio , potrebbe partecipare alla preghiera collettiva , senza essere agevolmente identificabile come un infiltrato , affermando di essere favorevole all’integrale applicazione della 194 mediante il potenziamento dei consultori familiari , come Gianni Alemanno ha dichiarato in occasione della citata Marcia di quest’anno , in televisiva rappresentanza dei partecipanti “ .

Ecco che Coda Nunziante precisa : “siamo ben lieti della partecipazione di uomini politici, ma a titolo personale . L’altro anno intervenne il sindaco di Roma Gianni Alemanno, ma fu una presenza istituzionale e non politica, dovuta alla prima autorità della Città in cui si svolgeva la Marcia .

E’, dunque , impossibile non cogliere una presa di distanza netta ( da noi provocata ) da parte della portavoce nazionale della manifestazione nei confronti di colui che è stato ritenuto , forse per lo più da parte di qualche giornalista suo amico , l’organizzatore prìncipe dell’evento .

La manifestazione , quindi , è aperta a tutti ed è di matrice abrogazionista , nella consapevolezza dell’importanza della legge , anche sul piano della formazione della mentalità popolare , importanza che sino ad oggi si era negata , con affermazioni scritte del seguente tenore : L’esempio è sempre quello della Croazia : con la legge abortista comunista , invariata da anni , e con una martellante campagna di educazione e di propaganda pro life sulla vita del nascituro , sulla sua dignità , sul senso del matrimonio etc . gli aborti sono diventati pochissimi . Senza toccare la legge , che un giorno , si spera , verrà abolita del tutto . Oggi un movimento pro life ha questo grande compito : non è oggi in grado di abrogare la 194 , per esempio , con un referendum “ .

La concezione relativista della legge ( considerata come un mero optional ) viene abbandonata , così come l’esigenza di non affermare una natura abrogazionista dell’evento al fine di ottenere la partecipazione dei politici , rivelata dal rappresentante di un movimento capitolino attivo nell’organizzazione della Marcia nel corso di un intervento ( che si può udire su Youtube ) in una conferenza svoltasi nel giugno dello scorso anno .

Certo , rimane un differente modo di concepire l’abrogazionismo rispetto a noi , se è vero che l’intervistata precisa ulteriormente : “Esistiamo in funzione dell’evento concreto che organizziamo, ma lasciamo ad altri amici il compito di sviluppare con altre iniziative la difesa per la vita in Italia. E ancora :  vogliamo limitarci alla organizzazione periodica di queste manifestazioni: dalla netta denuncia pubblica verrà lo spostamento culturale e da questo il mutamento legislativo per la vita

La convinzione è quella che il parlamento possa essere costretto dalle manifestazioni di piazza ad abrogare la 194 , il che è smentito da oltre trent’anni di immobilismo e dal fatto che il nostro potere legislativo sembra sempre più conformarsi al laicismo imperante presso le assemblee e le commissioni degli organismi comunitari , peggiorando addirittura e se è possibile il proprio atteggiamento in materia .

Solo il popolo può abolire quella legge , utilizzando il rituale istituto di democrazia diretta che il nostro ordinamento gli mette a disposizione , il referendum , non confidando nella conversione dei nostri politici ( interessati a non intraprendere azioni a rischio di impopolarità , che neppure condividono ) e non esaurendo il proprio impegno in manifestazioni di piazza , che debbono essere strumentali rispetto a quell’istituto , svolgendo una mera funzione di sensibilizzazione dell’evento referendario .

Al di là di questo fondamentale aspetto , prendiamo atto con interesse della conversione abrogazionista che ha colpito il vertice della Marcia e della volontà lodevole di aprirsi a tutte le realtà di area .

Il che magari non sarà sufficiente a dare la parola per dieci minuti su quattro ore di conferenze al portavoce della organizzazione interna a tale area , la nostra , che conta il maggior numero di iscritti ( 14 000 , tanto più significativi perché si riconoscono in un obiettivo concreto , ben sappiamo che la specificizzazione di un fine riduce il consenso , a causa dei mille distinguo che discendono da essa ) , ma è comunque un aspetto molto positivo , che favorisce una distensione dei rapporti , tesi da almeno un decennio , nel mondo cosiddetto pro life nazionale .

A tal ultimo proposito , comunico che in data 2-2-13 , alle ore 16 , si è svolto a Giussano un incontro tra il sottoscritto ed i presidenti del MPV e di V. & V. , nel corso del quale ho insistito affinché , ferme restando le differenti posizioni , più che legittime in democrazia , si abbandoni da subito l’ostracismo verso le iniziative altrui , ingiustificabile stante la provenienza delle stesse comunque da una forza pro life .

Ostracismo al quale noi mai abbiamo aderito , invitando , di contro e ad esempio , i nostri iscritti ogni anno a partecipare alla ( sino allo scorso anno assai soft ) Marcia citata e non opponendoci ( a differenza di quanto fatto da altri ) a che nostri militanti raccogliessero firme anche per operazioni altrui , sia pur criticabili e criticate per la loro inefficacia ed il loro mero carattere dimostrativo e simbolico .

Siamo , inoltre , disponibili ad una pubblicizzazione reciproca di tutte le iniziative di area , purché essa sia reciproca e nonostante questa dovrebbe essere anzitutto la preoccupazione di organizzazioni piccole o in difficoltà , non di un comitato come il nostro che scoppia di salute , addirittura accresciuta dai patetici , scalcagnati ed infruttuosi attacchi che di tanto in tanto vengono orchestrati con l’obiettivo di danneggiarci e che producono il duplice effetto di incrementare per reazione le nostre adesioni e di liberarci da qualche isolatissima mente confusa ( rispetto all’inequivocabile contenuto del nostro manifesto , da sempre riportato sul sito www.no194.org , attraverso il quale si può aderire all’iniziativa ), che avrebbe potuto crearci problemi nella fase più avanzata e delicata del nostro cammino .

Vedremo se tale disponibilità , da me espressa ripetutamente in quell’incontro , potrà trovare un giorno un qualche riscontro positivo , che contribuisca , nell’interesse comune , a contrastare la chiusura dei media verso posizioni e battaglie ritenute politicamente non corrette , ottimizzando gli spazi , le opportunità e le forme comunicative che ciascuno riesce a creare .

Pietro Guerini – Presidente e Portavoce nazionale NO194

Pubblicato il 3-2-2013 su www.pontifex.roma.it

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NUOVO REFERENDUM ABROGATIVO DELLA L. 194 IN MATERIA DI ABORTO : L’ANTIABORTISMO COMPATIBILE CON L’ORDINAMENTO GIURIDICO E CON IL RICONOSCIMENTO DELLA NATURA UMANA DELLA DONNA

Tra le primissime persone che incontrai all’inizio della mia esperienza come antiabortista militante , oltre tre anni fa , ci fu un personaggio che ebbi la fortuna di perdere subito di vista , con una formazione non so di che tipo ma sicuramente per nulla giuridica e con un passato , come appresi in seguito , un po’ tribolato sul piano giudiziario che mi chiese dove volessi andare con il mio progetto senza la guida di una personalità che rappresentava , a suo dire , un luminare nel settore , proprio sotto il profilo della competenza giuridica .

Il mese scorso alcuni esponenti di una piccola ma rispettabile associazione hanno elaborato un documento , che nelle intenzione degli estensori avrebbe dovuto rimanere riservato ma poi da loro stessi ampiamente diffuso presso gli ambienti più radicali della nostra organizzazione , nel quale dichiararono di non voler appoggiare l’operazione in assenza di tre rettifiche dei quesiti , una non irragionevole ( la mancata abrogazione dell’art. 9 sui consultori familiari , anche se dovrà avvenire parzialmente , visto il richiamo in quel testo a norme di cui si richiede l’abolizione ) e due palesemente grossolane , al punto di suscitare notevoli perplessità .

Una presa di posizione probabilmente concordata con quella recente di un pentito antiabortista , convertitosi al pro life soft ( che non a caso ne ha dato ampio spazio nel suo sito ) e che voleva proporsi come modello di nostro aderente dissidente , riscuotendo poi successo solo presso gli amici del bar .

Questa azione congiunta , eterogenea in quanto presentatasi nel contempo come di matrice più moderata e più radicale rispetto alle nostre posizioni , ha contribuito ad evidenziare l’equilibrio e la concretezza che caratterizza la nostra iniziativa referendaria , a cui si può aderire attraverso i siti www.no194.org e www.no194.it , producendo un incremento della popolarità della stessa e , soprattutto , del numero di aderenti alla nostra organizzazione , in particolar modo di sesso femminile .

Cogliamo l’occasione per smentire che ciò sia stato da noi organizzato o con noi concordato .

Il fine era realmente ed evidentemente quello di danneggiarci .

Analizziamo ora nel dettaglio le due rettifiche grossolane proposte ( sulle quali ho ricevuto in questi giorni considerazioni piuttosto ironiche da miei colleghi iscritti , che preferisco non riferire e che pur avrebbero una loro incisività ) .

1 ) Una lo è dal punto di vista religioso , facendo riferimento cioè a quei princìpi a cui gli appartenenti a quell’associazione paiono ispirarsi in modo piuttosto integralista , al di là della loro dichiarata aconfessionalità .

Come abbiamo chiarito presentando i quesiti e come da manifesto , la richiesta di abrogazione è totale , puntando ad instaurare il regime giuridico immediatamente previgente alla 194 , e solo in subordine parziale .

La critica attiene proprio alla presentazione di un minimale , che viene enfatizzata ignorando che esso viene elaborato solo con riferimento ad una prospettiva ben precisa , da me presa in considerazione al momento stesso dalla stesura del manifesto di adesione che campeggia sul sito e per nulle peregrina : quella che un quesito massimale sulla 194 non venga dichiarato ammissibile dalla Consulta .

Ecco che la proposizione anche di un quesito minimale , come avviene nella quasi totalità dei referendum ( es. il primo sulla 194 , svoltosi nel 1981 , e quello del 2005 sulla legge 40 ) , diviene ineludibile .

L’accoglimento del quesito minimale , segnatamente e nella fattispecie , si tradurrebbe nell’abolizione del libero aborto nei primi 90 giorni di gravidanza , giacché anche in questa fase della gestazione l’interruzione volontaria di gravidanza sarebbe ammissibile solo in presenza delle pur generose condizioni di cui all’art. 6 lettera b .

Non è arduo immaginare quali sarebbero le conseguenze culturali di una nostra vittoria su questo sia pur da noi non preferito quesito , la quale rappresenterebbe un’inversione eccezionale di tendenza che interverrebbe dopo un dibattito nel paese di circa un anno dalla data di deposito delle firme e che rivaluterebbe davvero la posizione del concepito , mediante una modifica legislativa a suo favore e non attraverso la sottoscrizione di propagandistiche e generiche petizioni , da far valere ( anzi , da far cestinare , proprio perché mere petizioni ) in aule forse non grigie , ma comprovatamente sorde a qualunque battaglia di spessore spirituale ed assolutamente incompetenti a decidere sul cosiddetto diritto di abortire , in quanto comunitarie e non nazionali

Tale accoglimento , peraltro , potrebbe costituire presupposto sostanziale e culturale ( per una volta usiamo anche noi tale termine , spesso utilizzato con frequenza da chi intende nobilitare la propria inefficienza ) per il totale annientamento di una legge che sarebbe ad oggi precluso da ostacoli oggettivi frapposti dalle istituzioni ( come detto , dalla Corte Costituzionale ) , che ci potrebbero costringere ad una abolizione della legge in più fasi .

Dopo la vittoria nel referendum sul quesito minimale , potremmo riproporre il massimale , al limite dopo i 5 anni di legge , confidando in una differente pronuncia della Consulta , che altri definiscono organo non solo giuridico ma sensibile agli orientamenti dell’opinione pubblica , proprio conseguente a quella vittoria .

Diverso sarebbe , ovviamente , limitare la propria azione volontariamente ed a seguito di un accordo con il potere politico-parlamentare ( che talvolta propone ai comitati referendari una modifica legislativa a parziale accoglimento dei quesiti dietro la rinuncia alla loro azione ) , che sarebbe frutto di una trattativa ignobilmente condotta sulla pelle del nostro prossimo .

Un conto è la scelta , un conto è l’imposizione dell’autorità , da cui discende un oggettivo ostacolo .

Non si può ignorare o abrogare un’irrevocabile decisione della Consulta , questa è la realtà nel nostro ordinamento .

Chi vuole sostenere princìpi ignorando le regole giuridiche sussistenti nel paese dove li vorrebbe affermare , vive tra le nuvole .

Tra l’altro , questa posizione non può essere censurata neppure appellandosi al rispetto formale dei princìpi cattolici più rigorosi , a cui tanti tra di noi si ispirano .

Chi ha dichiarato testualmente quando non fosse possibile scongiurare o abrogare completamente una legge abortista, un parlamentare, la cui personale assoluta opposizione all’aborto fosse chiara e a tutti nota, potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di una tale legge e a diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica. Così facendo, infatti, non si attua una collaborazione illecita a una legge ingiusta; piuttosto si compie un legittimo e doveroso tentativo di limitarne gli aspetti iniqui ?

Addirittura Giovanni Paolo II nella Evangelium Vitae ( punto 73 ) !!!

Ecco che il radicalismo ( formale e non praticabile ) , in tal caso , oltre ad ignorare l’ordinamento giuridico della nazione in cui opera , non si fonda neppure sul rispetto del magistero della Chiesa cattolica .

2 ) Ma se la mancata adesione al quesito minimale , da noi proposto in via meramente subordinata in caso di censura del massimale da parte della Corte Costituzionale , poteva rispondere in sé ad una logica particolarmente rigorosa ed integralista all’insegna del “ O tutto o niente “ , quando si prende conoscenza di cosa sarebbe questo tutto non è possibile avvertire delle enormi perplessità .

Il quesito da noi prospettato verrebbe formulato in senso sostanzialmente massimale , lasciando sopravvivere gli artt. 17,18 e 19 ( che sono sanzionatori per quei pochi casi di aborto che avvengono in violazione della stessa 194 ) e l’art. 6 a ) , la norma che consente l’interruzione volontaria di gravidanza nel caso che il protrarsi della stessa implichi il pericolo di vita della madre .

Verrebbero in tal modo fatti salvi i due discutibili princìpi affermati dalla Consulta nella recente sentenza n. 13 del 2012 , con la quale sono stati rigettati i quesiti del referendum elettorale di matrice Dipietrista , che hanno sottolineato :

-l’inammissibilità di una reviviscenza di una legge ( abrogata , quali le incriminazioni del codice penale ) anteriore rispetto a quella oggetto di referendum ;

-la necessità che , dall’astratta abrogazione della legge , sia configurabile una normativa cosiddetta “ di risulta “ , quindi residua e tale da poter sopravvivere autonomamente ed essere immediatamente applicabile , regolando la materia .

Alcuni esponenti del comitato sopra citato , con un apposito comunicato che si vorrebbe emesso in rappresentanza degli iscritti e che , lo ribadiamo , avrebbe dovuto rimanere riservato ma che è stato fatto circolare presso le componenti più radicali della nostra organizzazione ( di Alessandria , Milano , Padova e soprattutto Roma solo per quanto a nostra conoscenza ) , al per noi non inedito fine di provocare una scissione di quelle componenti , hanno censurato la sopravvivenza dell’art. 6 a ) , che riconosce alla donna il diritto di abortire in presenza di un grave (sottolineo grave) pericolo di vita qualora porti a termine la gravidanza e che , secondo loro , andrebbe anch’esso abrogato .

Una posizione questa , che appare davvero sorprendente , per almeno sei diverse considerazioni, tre di diritto , tre di merito .

a ) Come noto , la donna che si trovi in quelle condizioni già prima del 1978 poteva avvalersi della causa di giustificazione generale dell’art. 54 c.p. ( stato di necessità , una scriminante come , ad esempio , la ben più nota legittima difesa ) , tuttora vigente e di fatto non abrogabile .

Quindi chiedere all’elettore di abrogare una norma la cui abrogazione non determinerebbe alcun effetto non ha significato : la fattispecie non sarebbe comunque punibile .

Quando abbiamo avviato la nostra iniziativa referendaria abbiamo puntato all’abrogazione totale della 194 ed alla conseguente restaurazione del regime giuridico sussistente il giorno precedente alla sua entrata in vigore e non a quello risalente al medioevo , quando questa scriminante forse non era applicabile a beneficio della donna , in quanto ritenuta essere inferiore .

Lo stupore è massimo quando si riscontra che gli stessi criticanti riconoscono l’applicabilità alla fattispecie in esame dell’art. 54 c.p. , attuale e anteriore alla 194 .

Si vuole così affermare la fondamentale utilità di un qualcosa che si riconosce essere assolutamente inutile !!!

b ) La Corte costituzionale ha censurato in più casi i referendum totalmente abrogativi ( es. sulla legge 40 ) , in quanto determinerebbero un vuoto normativo : lasciar sopravvivere i soli articoli sanzionatori ( per chiedere l’abolizione di una norma inutile perché non abrogabile nella sostanza ) ci esporrebbe ad una pronuncia di questo tipo , stante la non reviviscenza della vecchia disciplina prevista dal codice penale , in base al citato orientamento della Consulta , formulato in occasione della bocciatura dei recenti quesiti sui referendum elettorali sulla preferenza .

E’ chiaro che la Corte valuta la costituzionalità di un quesito in rapporto alla norma che si vuole abrogare e al netto della ricorrenza di scriminanti ( come quella di cui all’art. 54 c.p. ) che possano intervenire e il cui contenuto , tra l’altro , si connota in conseguenza di interventi giurisprudenziali .

L’abolizione della norma di cui trattasi ( il 6 lettera a del 194 ) , dunque , sarebbe assolutamente significativa in tal senso , lasciando scoperta legalmente quella fattispecie .

c ) Anche a voler concedere , è davvero un mistero come si possa ritenere che la Corte , già definita da alcuni , non dal sottoscritto , come un organo politico più che giuridico , condizionato dall’orientamento generale del potere parlamentare , possa ritenere compatibile con l’art. 32 della costituzione , che tutela il diritto alla salute ( che essa considera come diritto alla salute della donna, non essendo certo ritenuta rilevante quella del concepito , altrimenti la 194 non sarebbe stata più volte ritenuta costituzionale da tale organo ) , un quesito che contempla il legittimo decesso di una donna qualora sia in stato di gravidanza .

Donna che dovrebbe essere costretta a morire se in stato di gravidanza , in quanto non potrebbe opporsi al suo decesso pur in presenza di un grave ( e sottolineo di nuovo grave ) pericolo di vita nella prosecuzione della gestazione .

Un’obiezione tutt’altro che assurda , se è vero che la Consulta si è già espressa in questi termini 32 anni or sono , bocciando il massimale proposto del Movimento per la Vita .

Errare humanum est , sed perseverare diabolicum : come vivere con la testa in un sacco ignorando gli ( elementari ) insegnamenti della storia .

d ) Passando alle argomentazioni di merito , non occorre essere geniali per comprendere che l’allargamento del quesito a questa ipotesi estrema susciterebbe reazioni molto negative da parte di numerose nostre stesse iscritte ( alcune delle quali mi hanno chiesto espressamente garanzie in questo senso al momento di comunicare la loro adesione ) , non entusiaste dell’idea che il loro partner possa decidere che in fondo, qualora rischiassero di decedere portando a termine la gravidanza, la loro morte non sarebbe cosa grave , essenziale essendo solo la nascita del loro figlio .

In effetti , se la Vita è sacra credo che non si possa comprendere per quale motivo non lo sia quella di una donna incinta .

E anche qualora la figura femminile potesse essere identificabile con quella di una macchina riproduttiva , sarebbe evidente che la rottamazione della macchina porterebbe a conseguenze negative sul piano della procreazione futura .

Non credo che un uomo che sostenga posizioni di questo tipo susciti reazioni entusiastiche da parte della propria metà , soprattutto se capace di intendere e di volere .

Va sottolineato che pure di recente  i vescovi irlandesi ( sottolineo irlandesi ) hanno ricordato in una nota che la Chiesa afferma come la vita di un bimbo e quella della madre siano parimenti sacre .

È giudicato moralmente lecito un intervento che per salvare la donna metta a repentaglio la sopravvivenza del figlio, a patto che si tratti di un effetto collaterale non voluto e che si faccia comunque il possibile per salvarli entrambi .

Esattamente la nostra posizione .

e ) Di contro , l’allargamento del quesito nei sensi di cui sopra susciterebbe l’entusiasmo dei difensori della legge , increduli di un regalo di questa portata .

Essi potrebbero incentrare su questo caso estremo la loro campagna antireferendaria , convincendo le elettrici , che nella quasi totalità ( alla pari degli elettori ) nulla sanno dell’art. 54 c.p. , che riterremmo la loro esistenza subordinabile al venir meno di quella fattispecie .

Una prospettiva davvero suicida , che ci limitiamo a definire non del tutto giustificabile neppure dal punto di vista ideale .

Se siamo tutti concordi nel definire le varie Gianna Beretta Molla eroine , che hanno pagato con la loro vita l’amore verso il proprio figlio , è mai possibile che un atto di eroismo , frutto per antonomasia di una scelta individuale , possa essere imposto per legge ?

Ecco che il radicale duro e puro ( in realtà fuori dall’ordinamento giuridico e non rispettoso della natura umana della donna ) si comporta , di fatto , come primo alleato di Pannella e Bonino , che oggettivamente non possono che auspicare una pronuncia di incostituzionalità che mini in radice la nostra azione e , in caso di pronuncia di costituzionalità , la possibilità nella campagna referendaria di avvalersi di argomentazioni eclatanti a sostegno delle proprie posizioni .

f ) Infine , va ricordato che dal punto di vista statistico l’ipotesi di decesso qui contemplata è a dir poco remota , tanto più alla luce dei progressi della medicina .

Un’applicazione rigorosa della legge , quindi , non potrebbe giustificare l’aborto se non in ipotesi estreme e rarissime .

Ritenere che si apra uno squarcio nella legge ( tesi sostenuta dai pro life più radicali in materia di procreazione assistita e di eutanasia ) è totalmente fuori luogo ( il 95% degli aborti viene richiesto nei primi 90 gg di gravidanza da donne in piena salute , da lì al pericolo di vita c’è una sproporzione abissale ) , ragionando a tale stregua qualunque situazione di fatto potrebbe essere manipolabile in sede di suo accertamento per portare a qualsiasi risultato .

Ora , alla luce di quanto sopra , e dopo aver ribadito che il quesito minimale è stato da noi prospettato solo nella prospettiva di mancata ammissione del massimale da parte della Consulta , sorge spontaneo un interrogativo di fondo : ma le iscritte a questa associazione , essendo certamente in grado di comprendere che aderiscono ad una realtà che contempla espressamente la liceità della loro soppressione , per salvare il figlio , qualora dovessero rimanere incinte e pur nel diagnosticato rischio grave di perdere la Vita durante la gravidanza , sono state consultate prima di questa presa di posizione ?

Ed ora intendono ratificarla ?

Qualora esse dovessero ritenere più che plausibile un tale atto di ( vero e proprio ) eroismo da parte della madre , penserebbero che esso debba essere frutto di una loro scelta o di un’imposizione da parte dello Stato per il tramite di una legge ?

In alcune società arcaiche il pater familias aveva il potere di vita e di morte sui figli , potere poi trasferito alla madre gravida dalla 194 .

Nella presa di posizione oggetto del presente commento tale potere verrebbe attribuito allo Stato sulla donna durante la gravidanza .

Qualora , come sembra , tale presa di posizione sia attribuibile a soggetti di sesso maschile , viene spontaneo pensare ad una nota frase di Ricucci , che debitamente ripulita e censurata potrebbe essere tradotta in “ E’ facile fare l’eroe con il fisico altrui “ .

Non ci sembra una grande svolta sul piano della civiltà del nostro paese .

Anche la Vita di una donna incinta è sacra , proprio in quanto donna , quindi essere umano e non cosa , concepita in senso meramente riproduttivo o meno .

Pietro Guerini – Portavoce nazionale NO194

Comments off

NUOVO REFERENDUM ABROGATIVO DELLA L. 194 IN MATERIA DI ABORTO : LE FALSE QUESTIONI DEL PERICOLO DI VITA DELLA MADRE E DEL QUESITO MINIMALE , TRA TATTICISMO FINALIZZATO ALLA DESTABILIZZAZIONE E MERO RIVENDICAZIONISMO

Operiamo da tempo con un’organizzazione “ ad hoc “ , che ha oggi 13 000 iscritti ed è ben strutturata sul territorio , per cercare di abrogare per l’unica via possibile , quella referendaria , una legge che ha legalizzato l’aborto in Italia e un piccolo movimento dichiaratamente “ pro life “ agisce per danneggiarci al punto di cercare di provocare una scissione tra i nostri adepti , insistendo strumentalmente per la necessità di rettificare un quesito in senso palesemente incostituzionale , che raccoglierebbe poche migliaia di firme e che , comunque e in ogni caso , otterrebbe evidentemente il voto favorevole solo dell’1% dell’elettorato di sesso femminile .

Quanto è grande la tendenza del mondo cattolico a danneggiare la “ concorrenza “ ed a favorire i dichiarati nemici dei propri valori ( Pannella , Bonino etc ) ? .

Nei mesi scorsi abbiamo pubblicato le bozze dei quesiti referendari ( formulate , al fine di per renderle più leggibili , in forma affermativa e non in quella ufficiale , doverosamente negativa ) , uno massimale , uno minimale a cui potrebbe aggiungersene un secondo .

I quesiti non hanno ricevuto censure di sorta da parte degli iscritti , censure precluse anche dalla assoluta chiarezza del manifesto dell’iniziativa , da me redatto e riportato sui siti www.no194.org e www.no194.it ( quelli ufficiali dell’associazione no194 e dell’omonimo comitato no194 ) ed espressamente richiamato nel modulo di adesione .

In tale testo , si affermano due princìpi di fondo , accomunati dall’elemento della concretezza .

1 ) Il carattere abrogativo , referendario e non negoziabile dell’operazione , a rigetto di qualsiasi forma di relativismo etico e di enunciazione di princìpi fine a se stessa :

al primo periodo :“ La presente iniziativa non è finalizzata alla semplice denuncia del fenomeno dell’aborto o alla mera critica culturale alla l. 194/1978 che lo disciplina nel nostro ordinamento , ma è diretta all’abrogazione di tale legge per via referendaria , in coerenza con la piena consapevolezza che la vita di ciascuno di noi è stata resa possibile dalla ricorrenza di due condizioni : il concepimento e l’assenza di eventi letali durante la gravidanza , tra i quali la sua interruzione volontaria è quello casisticamente di gran lunga più ricorrente ;

-ai periodi cinque e sei : “L’iniziativa è solo finalizzata all’abrogazione della legge ( dall’entrata in vigore della quale si sono registrati oltre 5 milioni di aborti , secondo i dati ufficiali del Ministero della Salute ) e rigetta ogni ipotesi di trattativa , che sarebbe inconcepibilmente effettuata sulla pelle del nostro prossimo .

Di conseguenza , possibili effetti legislativi dell’operazione in oggetto restrittivi sulla portata della 194 ( ed intermedi rispetto all’obiettivo indicato ) , sarebbero frutto di una ( tra l’altro ad oggi del tutto improbabile ) azione parlamentare totalmente unilaterale e non concordata con i promotori del referendum “ .

2 ) La finalità di conseguire un risultato effettivo nel nostro ordinamento , il che implica la consapevolezza degli istituti e dei princìpi che lo caratterizzano :

Così si precisa al secondo , terzo e quarto periodo :

“ Una via , quella referendaria , obbligatoria ( alla luce della totale indifferenza della nostra classe parlamentare , che in oltre un trentennio dall’entrata in vigore della 194 si è astenuta da una sua semplice revisione in senso restrittivo ) e perfettamente percorribile , considerato l’abbondante decorso del quinquennio previsto dalla normativa vigente dal primo referendum del 1981 , svoltosi in un clima politico-culturale ben diverso da quello attuale .

Piuttosto , alla luce del pericolo di una ( peraltro infondata ) censura da parte della Consulta , i quesiti referendari avranno essenzialmente come oggetto le norme più significative della legge , che si aggiungeranno così al quesito sull’abrogazione totale della legge .

Tra le disposizioni più controverse ed impopolari della 194 , in particolare ed anzitutto , debbono annoverarsi l’art. 4 ( che riconosce il diritto di interruzione volontaria della gravidanza anche per mere ragioni economiche , morali e sociali nei primi 90 giorni ) e l’art. 5 ( che attribuisce alla donna, anche se coniugata, il diritto di assumere la decisione abortiva senza coinvolgere il potenziale padre , che può così legalmente rimanere del tutto ignaro dell’evento ) .

Già dal primo periodo , si prospetta in modo assolutamente pacifico :

a ) la proposizione di un quesito sull’abrogazione totale della legge ;

b ) che , alla luce del pericolo di una ( peraltro infondata nel merito ) censura da parte del Consulta , i quesiti referendari avranno essenzialmente come oggetto le norme più significative della legge , fermo restando il quesito abrogativo totale ( cosiddetto massimale ) .

Ecco che sin dal manifesto sono state esplicitate la necessità di scongiurare la tutt’altro che remota mancata ammissibilità del quesito massimale e di prospettare , proprio e solo a fronte di tale pericolo , di uno o più quesiti minimali .

Non è un caso che le poche obiezioni nel campo abrogazionista che sono state sollevate a riguardo delle bozze di quesiti da noi pubblicate , obiezioni che riguardano proprio questi due punti , siano pervenute dall’esterno , quindi , non dai nostri aderenti , già consapevoli della portata dell’iniziativa dalla lettura del manifesto , approvato in sede di adesione o consultabile dopo la stessa sul sito .

Esiste una piccola area di abrogazionismo che non ha condiviso la nostra iniziativa , per due categorie ragioni .

Taluni sono sì abolizionisti , ma credono che gli effetti abrogativi sulla 194 possano discendere da un intervento parlamentare .

Il che è possibile senz’altro , ma solo e meramente in astratto , visto l’orientamento delle due camere , nelle quali , in questo trentennio non è stato depositato un solo disegno di legge a mera rettifica della normativa in oggetto .

Non occorre essere laureati in psicologia o in scienze politiche ma solo conoscere la storia per comprendere che i parlamentari non hanno alcuna sensibilità verso gli interessi vitali dei concepiti ed una grossa sensibilità verso gli interessi di comodo degli elettori , dal cui consenso essi dipendono .

Altri , si registrano pochissimi casi isolati , lo sono abrogazionisti e anche in senso referendario , ma hanno opposto ragioni di carattere formale , per l’appunto legate alla formulazione dei quesiti , che appaiono analogamente caratterizzate dalla pura astrattezza , svincolate dai dettami del nostro ordinamento giuridico e tali da sfociare nel mero rivendicazionismo se formulate in buona fede , ferme restando , in caso contrario , quelle ragioni tatticistiche che possono ispirare gruppi o singoli che intendano destabilizzare dall’interno la nostra organizzazione , con il fine di far fallire il referendum , rivolgendosi alla pancia dei nostri aderenti più radicali e , secondo regola generale , meglio disposti percentualmente alla militanza .

A tal riguardo si segnala già l’operato anche di qualche infiltrato nelle nostre realtà locali , immancabilmente legato a poche persone ( interne al cosiddetto pro life nazionale ) a noi ben note e agevolmente identificabile in una realtà , purtroppo , sino ad oggi assai poco frequentata .

Interventi che si aggiungono a quello comparso sul web nei giorni scorsi di un convertito al pro life soft che avrebbe voluto costituire un esempio di revoca di dissidenza , rimasto senza emuli , se non forse tra chi già era a noi esterno o era stato rispedito al mittente nella sua qualità di malcelato infiltrato .

A ) QUESITO MASSIMALE

Tale quesito verrebbe formulato in senso sostanzialmente massimale , lasciando sopravvivere gli artt. 17,18 e 19 ( che sono sanzionatori per quei pochi casi di aborto che avvengono in violazione della stessa 194 ) e l’art. 6 a ) , la norma che consente l’interruzione volontaria di gravidanza nel caso che il protrarsi della stessa implichi il pericolo di vita della madre .

Verrebbero in tal modo fatti salvi i due discutibili princìpi affermati dalla consulta nella recente sentenza n. 13 del 2012 , con la quale sono stati rigettati i quesiti del referendum elettorale di matrice Dipietrista , che hanno sottolineato :

a ) l’inammissibilità di una reviviscenza di una legge ( abrogata , quali le incriminazioni del codice penale ) anteriore rispetto a quella oggetto di referendum ;

b ) la necessità che , dall’astratta abrogazione della legge , sia configurabile una normativa cosiddetta “ di risulta “ , quindi residua e tale da poter sopravvivere autonomamente ed essere immediatamente applicabile , regolando la materia .

Orbene , il radicalismo di qualche giurista sta censurando la circostanza che si possa lasciar sopravvivere questa norma , facendo sorgere fondati dubbi o sulla preparazione giuridica dello stesso o sulla sua buona fede .

Una conclusione a cui si giunge sulla base di queste semplici considerazioni , tre di diritto , tre di merito .

a ) Come noto la donna che si trovi in quelle condizioni già prima del 1978 , poteva avvalersi della causa di giustificazione generale dell’art. 54 c.p. ( stato di necessità , una scriminante come , ad esempio , la ben più nota legittima difesa ) , tuttora vigente e di fatto non abrogabile .

Quindi chiedere all’elettore di abrogare una norma la cui abrogazione non determinerebbe alcun effetto non ha significato : la fattispecie non sarebbe comunque punibile .

b ) La Corte costituzionale ha censurato in più casi i referendum totalmente abrogativi ( es. sulla legge 40 ) , in quanto determinerebbero un vuoto normativo : lasciar sopravvivere i soli articoli sanzionatori ( per chiedere l’abolizione di una norma inutile perché non abrogabile nella sostanza ) ci esporrebbe ad una pronuncia di questo tipo , stante la non reviviscenza della vecchia disciplina prevista dal codice penale , in base al citato orientamento della Consulta , formulato in occasione della bocciatura dei recenti quesiti sui referendum elettorali sulla preferenza .

E’ chiaro che la Corte valuta la costituzionalità di un quesito in rapporto alla norma che si vuole abrogare e al netto della ricorrenza di scriminanti ( come quella di cui all’art. 54 c.p. ) che possano intervenire e il cui contenuto , tra l’altro , si connota in conseguenza di interventi giurisprudenziali .

c ) Anche a voler concedere , è davvero un mistero come si possa ritenere che la Corte , già definita da alcuni , non dal sottoscritto , come un organo politico più che giuridico , condizionato dall’orientamento generale del potere parlamentare , possa ritenere compatibile con l’art. 32 della costituzione , che tutela il diritto alla salute ( che essa considera come diritto alla salute della donna, non essendo certo ritenuta rilevante quella del concepito , altrimenti la 194 non sarebbe stata più volte ritenuta da costituzionale da tale organo ) , un quesito che contempla il legittimo decesso di una donna qualora sia in stato di gravidanza .

d ) Passando alle argomentazioni di merito , non occorre essere geniali per comprendere che l’allargamento del quesito a questa ipotesi estrema susciterebbe reazioni molto negative da parte di numerose nostre stesse iscritte ( alcune delle quali mi hanno chiesto espressamente garanzie in questo senso al momento di comunicare la loro adesione ) , non entusiaste dell’idea che il loro partner possa decidere che in fondo, qualora rischiassero di decedere portando a termine la gravidanza, la loro morte non sarebbe cosa grave , essenziale essendo solo la nascita del loro figlio .

In effetti , se la Vita è sacra credo che non si possa comprendere per quale motivo non lo sia quella di una donna incinta .

E anche qualora la figura femminile potesse essere identificabile con quella di una macchina riproduttiva , sarebbe evidente che la rottamazione della macchina porterebbe a conseguenze negative sul piano della procreazione futura .

Va sottolineato che pure di recente  i vescovi irlandesi ( sottolineo irlandesi ) hanno ricordato in una nota che la Chiesa afferma come la vita di un bimbo e quella della madre siano parimenti sacre .

È giudicato moralmente lecito un intervento che per salvare la donna metta a repentaglio la sopravvivenza del figlio, a patto che si tratti di un effetto collaterale non voluto e che si faccia comunque il possibile per salvarli entrambi .

Esattamente la nostra posizione .

e ) Di contro , l’allargamento del quesito nei sensi di cui sopra susciterebbe l’entusiasmo dei difensori della legge , increduli di un regalo di questa portata .

Essi potrebbero incentrare su questo caso estremo la loro campagna antireferendaria , convincendo le elettrici , che nulla sanno dell’art. 54 c.p. , che riterremmo la loro esistenza subordinabile al venir meno di quella fattispecie .

Una prospettiva davvero suicida , che ci limitiamo a definire non del tutto giustificabile neppure dal punto di vista ideale .

Se siamo tutti concordi nel definire le varie Gianna Beretta Molla delle eroine , che hanno pagato con la loro vita l’amore verso il proprio figlio , è mai possibile che un atto di eroismo , frutto per antonomasia di una scelta individuale , possa essere imposto per legge ?

f ) Infine , va ricordato che dal punto di vista statistico l’ipotesi di decesso qui contemplata è a dir poco remota , tanto più alla luce dei progressi della medicina .

Un’applicazione rigorosa della legge , quindi , non potrebbe giustificare l’aborto se non in ipotesi estreme e rarissime .

Ritenere che si apra uno squarcio nella legge ( tesi sostenuta dai pro life più radicali anche in materia di procreazione assistita e di eutanasia ) è totalmente fuori luogo ( il 95% degli aborti viene richiesto nei primi 90 gg di gravidanza da donne che stanno benissimo , da lì al pericolo di vita c’è una sproporzione abissale ) , ragionando a tale stregua qualunque situazione di fatto potrebbe essere manipolabile in sede di suo accertamento per portare a qualsiasi risultato .

B ) I quesiti minimali possibili ed efficaci per i nostri fini sostanziali sono molteplici .

Quello da me elaborato è identico al massimale con la sola eccezione del riferimento ai casi di cui alla lettera b dell’art. 6 , con cui comunque si estenderebbero ai primi 90 giorni di gravidanza le più rigorose condizioni previste dal tale articolo , ed al primo e terzo comma dell’art. 7 che si renderebbero necessari per l’accertamento delle condizioni dell’articolo precedente , con limiti nell’ipotesi di vita autonoma del feto , che rende praticabile l’aborto solo nel caso della lettera a ) .

Quindi , non più aborto libero , neppure nei primi 3 mesi di gestazione .

Un testo , peraltro , proposto solo al fine di evitare che il nostro sforzo ( e posso parlare in prima persona nel definirlo quanto meno notevole , pur nella consapevolezza se nessuno mi ha obbligato ad affrontarlo ) cada nel nulla ( consentendoci di ottenere almeno un risultato parziale , significativo sul piano giuridico e culturale ) , a seguito dell’eventuale censura della Consulta in ordine al citato contrasto del quesito massimale con l’art. 32 della costituzione , che tutela il generale diritto alla salute , che sarebbe naturalmente considerato con riferimento alla potenziale madre e non al concepito .

Una censura totalmente non condivisibile nel merito , perché l’aborto non è mai terapeutico , ma sempre possibile e quindi da non ignorare .

Come abbiamo chiarito presentando i quesiti e come da manifesto , dunque la richiesta di abrogazione è totale e solo in subordine abrogazioni parziali , che , se accolte , rappresenterebbero comunque i presupposti sostanziali e culturali ( per una volta usiamo anche noi tale termine , spesso utilizzato con frequenza da chi intende nobilitare la propria inefficienza ) per il totale annientamento di una legge che sarebbe ad oggi precluso da ostacoli oggettivi frapposti dalle istituzioni ( come detto , dalla Corte Costituzionale ) , che ci potrebbero costringere ad una abolizione della legge in più fasi .

Dopo la vittoria nel referendum sul quesito minimale , potremmo riproporre il massimale dopo i 5 anni di legge , confidando in una differente pronuncia della Consulta , che altri definiscono organo non solo giuridico ma sensibile agli orientamenti dell’opinione pubblica , proprio conseguente a quella vittoria .

Altro sarebbe , ovviamente , limitare la propria azione volontariamente ed a seguito di un accordo con il potere politico-parlamentare ( che talvolta propone ai comitati referendari una modifica legislativa a parziale accoglimento dei quesiti dietro la rinuncia alla loro azione ) , che sarebbe frutto di una trattativa ignobilmente condotta sulla pelle del nostro prossimo .

Un conto è la scelta , un conto è l’imposizione dell’autorità , da cui discende un oggettivo ostacolo .

Non si può ignorare o abrogare un’irrevocabile decisione della Consulta , questa è la realtà nel nostro ordinamento .

Tra l’altro questa posizione non può essere censurata neppure appellandosi al rispetto formale dei princìpi cattolici più rigorosi , a cui tanti tra di noi si ispirano .

Chi ha dichiarato testualmente quando non fosse possibile scongiurare o abrogare completamente una legge abortista, un parlamentare, la cui personale assoluta opposizione all’aborto fosse chiara e a tutti nota, potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di una tale legge e a diminuirne gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica. Così facendo, infatti, non si attua una collaborazione illecita a una legge ingiusta; piuttosto si compie un legittimo e doveroso tentativo di limitarne gli aspetti iniqui ?

Addirittura Giovanni Paolo II nella Evangelium Vitae ( punto 73 ) .

Nulla , dunque , giustifica una presa di posizione così prescindente dalla realtà giuridica in cui ci moviamo , neppure l’adesione pura ed astratta ai princìpi che si fondano sula legge di Dio , rendendosi ben conto anche il Sommo Pontefice ( e che sommo Pontefice , mi sia consentito ) che un princìpio va affermato in una realtà concreta .

Non può un cittadino italiano ( tanto più un giurista ) che voglia difendere anche nel modo più rigoroso , come noi cerchiamo di fare , quei princìpi , sia pur configurati nell’ambito di un’operazione con una chiara connotazione razional-giuridica , operare ignorando l’esistenza delle istituzioni , compresa la Corte Costituzionale .

E un ulteriore ipotetico testo minimale , lo ribadiamo , troverebbe la sua giustificazione solo nei vincoli formali imposti dalla Consulta .

Augurando buone feste , e ricordando per l’ennesima volta a chi è dotato di intelletto che le mie considerazioni critiche verso la marcia della Vita non sono dirette a negarne la qualità organizzativa o la potenziale forza aggregatrice ma solo a contestarne l’esplicita matrice abrogazionista , esclusa dalle dichiarazioni relativiste formulate per iscritto dal suo artefice ufficiale , invito sin d’ora tutti i pro life abrogazionisti ( quindi gli antiabortisti , come da vocabolario ) a partecipare alla “12 ore per la vita“ ( da noi organizzata in collaborazione con un’associazione nostra alleata , che ha aderito con tutti i suoi effettivi a NO194 ) che inizierà dalle ore 9 del 5-1-2013 all’esterno di 6 ospedali italiani (S. Anna di Torino , Corso Spezia 60 , Mangiagalli di Milano , Via della Commenda 12 , Civile di Padova , Via Giustiniani 2 , Umberto I di Roma , Viale del Policlinico 165 , S. Anna di Caserta , Via Roma 124 , Garibaldi-Nesima di Catania , Via Palermo 636) .

Pietro Guerini – Portavoce nazionale NO194

 Pubblicato , tra gli altri , da www.pontifex.roma.it il 22 dicembre 2012

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NUOVO REFERENDUM ABROGATIVO DELLA L. 194 IN MATERIA DI ABORTO : LA 12 ORE PER LA VITA VITA ( PRIMO APPUNTAMENTO IL 5 GENNAIO 2013 , DALLE ORE 9 , ALL’ESTERNO DI 5 OSPEDALI , SITI IN TORINO , MILANO , PADOVA , ROMA E CATANIA )

Dopo la 24 ore del 2 novembre scorso , alla quale ha partecipato un migliaio abbondante di persone su tutto il territorio nazionale nonostante fosse stata organizzata in poche settimane , abbiamo deciso di insistere con questa formula , moltiplicandola nel corso dell’anno .

In particolare , si svolgerà una 12 ore di preghiera per la Vita all’esterno di 5 ospedali ( Mangiagalli di Milano , S. Anna di Torino , Civile di Padova , Garibaldi-Nesima di Catania , una struttura romana non fissa , la prima sarà l’Umberto I ) dalle ore 9 alle ore 21 del primo sabato dei mesi dispari , mentre le 24 ore la terremo in tutta Italia il primo sabato di settembre dalle ore 9 alle ore 9 della domenica .

Il primo appuntamento , quindi , sarà con la 12 ore del 5 gennaio 2013 , dalle 9 alle 21 , all’esterno delle 5 strutture sopra indicate .

Occorre sottolineare le seguenti caratteristiche di fondo di tale manifestazione .

1 ) FUNZIONE STRUMENTALE

Essa non costituisce il fine della nostra azione , ma è strumentale rispetto all’unico obiettivo che perseguiamo con la nostra iniziativa come da manifesto della stessa , vale a dire l’abrogazione per via referendaria della legge 194 , che ha legalizzato nel 1978 l’aborto nel nostro paese , modificandone in profondità la cultura ed avallando 6 milioni di soppressioni di concepiti compiuti nel suo vigore , secondo i dati ufficiali resi dal Ministero della Salute .

Via referendaria che è l’unica praticabile per abolire quella legislazione , alla luce della costante e totale inerzia del nostro parlamento , che in oltre trent’anni dal primo referendum del 1981 si è astenuto dalla presentazione di un benché minimo disegno di legge , semplicemente restrittivo , da parte di un mero suo rappresentante .

Non vi è chi , appena lucido di mente , non colga come la classe parlamentare del nostro paese ritenga definitivamente non praticabile la via abrogazionista o revisionista , perché impopolare e tale da incidere negativamente sul consenso di cui i deputati e senatori necessitano .

E’ sin troppo evidente che questa casta non può essere convertita con manifestazioni di piazza sempre più numerose , in quanto anche 25 milioni di partecipanti ad esse ( tanto più se a manifestazioni non abrogazioniste come la Marcia per la Vita ) verrebbero percepiti come una spaccatura del paese e perché marce assai partecipate ( penso ai 35 000 di Parigi o ai 300 000 di Washington ) non hanno minimamente inciso in senso positivo su numero di aborti , volontariato pro life e disciplina normativa locale .

Le 12 e la 24 ore , dunque , sono meramente strumentali , il fine ( condiviso dai nostri 13 000 iscritti, acquisiti per lo più dal gennaio 2011 ) è concreto e rappresentato dall’abrogazione della 194 per l’unica via possibile , quella del referendum , evento a cui esse espressamente si richiamano e che , ai sensi degli artt. 31 e 32 della L. 352/70 , non potrà introdursi con la raccolta ufficiale delle firme prima del 2014 .

Il tutto nella consapevolezza che la piazza esaurisce le ambizioni popolari solo in una dittatura , non nel nostro paese , dove abbiamo la possibilità di avvalerci di un istituto come quello referendario definito , non a caso , di “ democrazia diretta “.

2 ) MATRICE CHIARA ED UNIVOCA

La nostra non è una manifestazione genericamente rivolta alla difesa della Vita , formula che dovrebbe raccogliere il consenso di tutti i cittadini , esclusi i satanisti .

L’univocità del fine richiama una matrice assolutamente inequivocabile , tale da ridurre la partecipazione , ma che conferisce all’evento un qualche significato , anzi un significato netto ed inequivocabile .

Nessuno , ad esempio , potrebbe partecipare alla preghiera collettiva , senza essere agevolmente identificabile come un infiltrato , affermando di essere favorevole all’integrale applicazione della 194 mediante il potenziamento dei consultori familiari , come Gianni Alemanno ha dichiarato in occasione della citata Marcia di quest’anno , in televisiva rappresentanza dei partecipanti .

Una posizione analoga a quella di Pierferdinando Casini e dei parlamentari ritenuti meno abortisti .

In realtà , di fronte al tema in questione non esiste una terza via : o si è a favorevoli al diritto di scelta della donna ( consacrato nella 194 ) o si è favorevoli al diritto di nascita ( limitabile in casi eccezionali , come nell’ipotesi di pericolo di vita della madre che porti a termine la gravidanza , già ammessa come causa di giustificazione prima dell’entrata in vigore della 194 , ai sensi dell’art. 54 c.p. ) .

Il resto è demagogia priva di contenuto pratico e frutto di calcolo , politico o di altro tipo .

3 ) CARATTERE APOLITICO E NON STRUMENTALIZZABILE DA PARLAMENTARI

La totale assenza di trattative con gli appartenenti presenti e passati al parlamento nazionale per garantirne la partecipazione è significativa , costoro , responsabili della vigenza della 194 , sono anzi pregati di non aggiungersi ai presenti e di non aderire in nessun modo .

La loro eventuale presenza sarà meramente tollerata , la loro campagna elettorale non deve utilizzare questa manifestazione , che parte dal basso , si rivolge al popolo evocando l’esercizio di un suo potere ( quello referendario ) e che rigetta le strumentalizzazioni .

4 ) APERTURA A TUTTI I PRO LIFE

La manifestazione è aperta a tutti gli antiabortisti , anche appartenenti ad altre organizzazioni , che sono in grado di comprendere che se l’aborto è un fenomeno abominevole la legge che lo legalizza dev’essere abrogata , perché una legge non può autorizzare un fatto abominevole .

Chi non riesce a compiere questo passaggio logico ( o si perde in cinici macchiavellismi , sprezzanti della Vita del suo prossimo ) si esclude da solo .

Da parte nostra , dunque , nessun “ Vengo anch’io , no tu no ! “ , come quello rivolto dagli organizzatori della Marcia per la Vita ai vertici del Movimento per la Vita per l’edizione del prossimo anno , condotta che consente ai detentori di un benché minimo quantitativo di materia grigia di cogliere chi divida il pro life italiano , a prescindere dai contenuti ( che nel caso di specie sono identici tra il richiedente ed il rigettante la richiesta ) .

Non a caso nei suoi due anni di svolgimento ho chiesto di poter esporre per dieci minuti nell’ambito di una conferenza di quattro ore a margine di quell’evento la nostra iniziativa e mi è stato risposto picche in entrambe le occasioni ( espressamente nella prima , tacitamente nella seconda ) .

Orbene , se una manifestazione vuole essere rappresentativa di un mondo non può escludere le due maggiori organizzazioni di quel mondo , la prima delle quali , la nostra , sviluppatasi numericamente in meno di due anni , dal gennaio 2011 , un’esclusione tanto più ingiustificabile se tale evento è pure occasione di demagogica affermazione di genericissimi princìpi , in cui quasi chiunque può riconoscersi .

Diversa è l’attività che si traduce nella precisazione delle differenti posizioni , attività che necessariamente divide , oltre ad essere doverosa e tale da poter alimentare un dibattito , tanto più positivo per una forza emergente come NO194 .

E se aggiuntivamente , non si compiono delle mere elucubrazioni dottrinarie ma si opera con un obiettivo concreto e molto chiaramente individuato , come nel caso della nostra operazione , il contenuto dell’azione si circoscrive in modo netto , dando luogo fatalmente ad una diversificazione rispetto ad altre compagini di area .

Ma se quell’azione è rivolta alla collettività , coinvolta in un referendum , è evidente che quella peraltro inevitabile diversificazione e mancanza di unanimità risulta di nessuna rilevanza , come può convenire almeno chi ha un minimo senso della matematica .

Il referendum del 1981 vide un 32% di favorevoli all’abrogazione della 194 .

Anche volendo aderire alla pessimistica visione di coloro che ritengono di aver riscontrato un progressivo ed irreversibile peggioramento della nostra società nella sensibilità verso i temi etici ( e che , contraddittoriamente , sostengono talvolta la necessità di attendere tempi migliori prima di agire referendariamente ) , non si può prevedere una percentuale di attuali abrogazionisti inferiore al 20% del corpo elettorale , il che significa che su 50 milioni di elettori ( la soglia dei 60 milioni di abitanti è stata superata due anni or sono ) ben 10 milioni di essi sarebbero favorevoli alle nostre posizioni .

Orbene , gli attivisti antiabortisti viventi italiani non sono attualmente quantificabili in più di qualche migliaio di unità , quindi la mancanza di unità ( unità che , ribadiamo , non si può imporre ) potrebbe al limite incidere su non più dell’1 per diecimila ( quale rapporto tra 1 000 attivisti a noi contrari e 10 000 000 ) del totale dei nostri votanti potenziali minimi , percentuale chiaramente irrilevante , e ciò sempreché una parte dei “ pro life “ di altre organizzazioni non si ricordi di essere comunque pro life al momento della firma o del voto .

La nostra interlocutrice è la coscienza del singolo cittadino , credente o non credente , la nostra attività persuasiva non ha come primi destinatari i vertici di singole organizzazioni , tra l’altro ormai piccole rispetto alla nostra , che non di rado ci vedono come concorrenziali , confondendo la difesa della Vita con la vendita della mele .

Che la nostra attività debba avere quella destinataria e non strutture intermedie è un’esigenza ben compresa ormai anche dalle componenti più illuminate del clero , in grado di cogliere , in un’ottica referendaria , la centralità dell’oggettivo interlocutore sostanziale ( il popolo , nella forma del corpo elettorale , e dunque le singole coscienze dei suoi componenti ) a discapito della marginalità del piccolo interlocutore ( il MPV ) intermedio e , forse , in certi ambienti abituale , più per anzianità che per affinità di ideali , non essendo concepibile , alla luce per tutte della “ Evangelium vitae “ , una Chiesa cattolica che condivide la rinuncia di quel movimento ( ribadita in una recente circolare, poi ripresa dalla stampa , si legga il pezzo su “ Italia oggi “ del 29-9-2012 riportato sul nostro sito ) ad abrogare una legge che legalizza l’aborto .

Ecco che chi , isolato peraltro , sostiene che per agire referendariamente contro la 194 occorre avere il preventivo consenso unanime delle scarne organizzazioni “ pro life “ italiane , oltre a non possedere alcun senso della matematica , ignora , soprattutto , la storia di questo mondo , orientato su posizioni graniticamente antiabrogazioniste da oltre trent’anni , ora passate in netta minoranza a seguito della nostra nascita e del nostro sviluppo .

E attendere prima di agire il consenso di chi dissente fermamente ( e legittimamente , si badi bene ) da decenni significa oggettivamente condannarsi all’immobilismo .

Un modo come un altro per rinviare a tempo indeterminato il proprio impegno , annullandolo .

Coloro che sostengono tale tesi , quindi e all’evidenza , rappresentano ( in qualche caso forse inconsapevolmente , nel senso che non se ne rendono conto ) i nostri primi avversari , in quanto si sintonizzano sulla stessa lunghezza d’onda dei nostri aderenti , per poi cercare ( o rischiare , nel caso di buona fede ) di annientarne l’azione .

Una strategia degna del radicale o della femminista più efferati .

5 ) NESSUNA ATTIVITA’ COMMERCIALE COLLATERALE

Non dobbiamo promuovere libri , cercare sovvenzioni pubbliche , sostenere carriere politiche , ma solo pregare , ricordando il nostro obiettivo .

Fare affari non è un reato , ma non ci interessa .

Se qualcuno vuole sostenerci con una donazione lo può fare tramite il sito , la piccola pubblicazione può eccezionalmente consentire la copertura di qualche spesa di singoli aderenti , purtroppo il danaro una qualche utilità l’ha e nessuno ci regala niente , ma non è il nostro fine .

Mi rivolgo , quindi , a tutti coloro che vogliono dare un segno tangibile del loro dissenso verso questa legge , in aggiunta alla consapevolezza del dramma dell’aborto e delle sue conseguenze verso la sua vittima , invitandoli a partecipare a questo evento .

Evento incentrato su una pratica religiosa importante come la preghiera , che risente senz’altro della identificazione con la fede della maggioranza dei nostri iscritti ( tra cui lo scrivente ) , ma il cui esercizio pubblico in manifestazioni ufficiali non incide minimamente sull’approccio razional-giuridico al tema dell’aborto che ho dato alla nostra iniziativa .

Iniziativa alla quale aderiscono , non a caso , nostri connazionali non credenti ma che ritengono ingiusto che un loro simile possa essere soppresso durante la gravidanza senza alcuna tutela giuridica , in spregio alla distinzione laici-cattolici che ha caratterizzato il primo referendum del 1981 e che , perpetuatasi sul tema sino ad oggi , non ha impedito , peraltro , lo sterile paradossale dibattito di questi anni , tra abortisti favorevoli alla 194 e antiabortisti cattolici ugualmente contrari alla sua abrogazione .

Un dibattito , di fatto , inesistente e che noi abbiamo avuto il merito , quanto meno , di aver fatto risorgere .

Ricordo i due siti attraverso cui si può aderire alla nostra organizzazione : www.no194.it e www.no194.org .

Pietro Guerini – Presidente e portavoce nazionale NO194

 Pubblicato su www.pontifex.roma.it del 28-11-2012

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