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LEGISLAZIONI MONDIALI IN MATERIA DI ABORTO E REFERENDUM ABROGATIVO IN ITALIA DELLA L. 194/78

Un’analisi complessiva delle legislazioni internazionali in materia di aborto deve costituire una premessa indispensabile , tanto più per un giurista , per l’esercizio di un’azione come quella che ho intrapreso per l’abrogazione per via referendaria della l. 194 , attraverso un comitato ed un’associazione costituiti a tale esclusivo fine , denominati significativamente NO194 ( si veda il sito www.no194.org ) .

Sinteticamente , da tale analisi si possono individuare 8 livelli :

1 ) aborto in ogni caso illegittimo (Cile , El Salvador , Nicaragua , Malta e Stato Città del Vaticano);

2 ) aborto ammesso solo in caso di pericolo di vita della donna ( Irlanda , San Marino , Principato di Monaco , Andorra , Paraguay , Guatemala , Honduras , Venezuela , Filippine , Iran , Indonesia e altri ) ;

3 ) aborto ammesso in caso di pericolo di vita e di stupro della donna ( Brasile ) ;

4 ) aborto ammesso in caso di pericolo di vita , stupro e di pregiudizio per la salute fisica della donna ( Argentina , Ecuador , Costarica e altri ) ;

5 ) aborto ammesso in caso di pericolo di vita e di pregiudizio per la salute fisica della donna , solo nei primi 90 giorni per stupro , pericolo per la salute mentale e anomalie del feto ( Polonia e altri );

6 ) aborto pressoché libero nei primi 90 giorni , anche per ragioni socio-economiche , limitato successivamente ( Italia , Francia , Germania , Uruguay e altri ) ;

7 ) aborto ammesso per ragioni socio-economiche anche nel secondo trimestre ( Inghilterra, Russia, Giappone , India , Sudafrica e altri ) ;

8 ) aborto pressoché sempre ammesso ( buona parte dei paesi dell’Est Europa , del Nord America e del Nord Europa , Cina , Corea del Nord e altri ) .

In Asia , una posizione originale assumono Israele , che non ammette mai l’interruzione volontaria di gravidanza per ragioni economiche e sempre negli altri casi , Corea del Sud , che limita senza escludere l’aborto per tutte le causali tipiche , e Arabia Saudita , legalizzante nel caso di pericolo di vita della donna solo nei primi tre mesi , per ragioni legate alla sua salute fisica e mentale nel secondo semestre .

Nel continente nero , detto del Sudafrica , si passa da normative severe ( come quelle dei paesi dell’aera settentrionale , Magreb , Egitto , Senegal , Somalia ) a quelle assai meno restrittive rintracciabili in buona parte del resto del continente ( Nigeria , Uganda , Tanzania , Camerun ) .

In Oceania , mentre la normativa neozelandese ( similmente a quella israeliana , è lineare nell’escludere l’interruzione volontaria di gravidanza per fattori economici , ammettendola però in modo generoso per tutte le altre causali tipiche ) , quella australiana , sostanzialmente generosa , è particolarmente articolata nel prevedere distinzioni .

Orbene , come si può notare , con riferimento a Europa ed Americhe , le nazioni con una disciplina più rigorosa in materia hanno una maggioranza di abitanti di fede cattolica e anche tra i paesi con la normativa peggiore l’unico nel quale vi è un’opposizione ( anche forte ) ad essa sono gli USA , dove vi sono pure differenziazioni tra singoli stati , per l’azione congiunta di cattolici e cristiano-evangelici .

Senza dimenticare le argomentazioni razional-giuridiche , alle quali ho anzi dato da subito una rilevanza centrale nella nostra iniziativa neo-referendaria , è di tutta evidenza , sotto il profilo cultural-religioso e in tale quadro generale , che il nostro paese deve e può recuperare le posizioni che si ricollegano alla propria storia, in quanto nazione avente come capitale la capitale mondiale del cattolicesimo , ed alle proprie più profonde convinzioni , considerata la persistente apprezzabile percentuale di credenti tra la propria popolazione e l’anacronistico tentativo di omologazione ad altre realtà culturalmente ben differenti dalla nostra .

Convinzioni travolte da un’azione legislativa nel 1978 e da una sconfitta referendaria nel 1981 frutto di un’epoca caratterizzata da un fanatismo culturale anticattolico e radical-marxista , che ha contaminato sul terreno allora della convinta adesione oggi di una acquiescente inerzia le aree di ispirazione liberale ( contraddittoriamente tese ad affermare diritti sempre più sofisticati e , nel contempo , a negare il diritto che li presuppone tutti , quello alla nascita ) e le componenti più confuse e depresse del variegato mondo cattolico .

Un’epoca oggi superata e nella quale , la mera stanca metabolizzazione di quei princìpi può essere travolta da un’azione popolare come la nostra , in quanto e se supportata dalla passione di coloro che , credenti o meno , avvertano realmente ed al di là di vuoti proclami più o meno ispirati da interessi , commerciali o di altro tipo , la volontà di combattere questa battaglia di civiltà e comprendano senza soverchie difficoltà il carattere tragico della soppressione di un nostro simile durante la gravidanza , da cui la natura indebita della legalizzazione di quell’atto e della sua impunibilità .

Non si potrà mai spiegare con successo ad un bambino di età superiore a tre anni ( e , in generale , non indottrinato da quel fanatismo ) per quale motivo il suo vicino di casa che ha apostrofato come “scemo“ un altro individuo o che ha demolito una sedia non di sua proprietà debba giustamente essere condannato penalmente , in presenza di una querela e di testimoni , mentre nessuno debba essere processato e condannato per la soppressione di un bimbo durante la gestazione , in dimostrata assenza di quella concezione della vita che gli ha permesso di nascere .

Le oltre 12 000 adesioni già raccolte , il capillare radicamento territoriale della nostra organizzazione e la presenza palpabile di nuovi entusiasmi da parte di numerosi soggetti di diverse generazioni ( anche giovani e donne ) impegnati nella nostra operazione , confermano il mutamento dei tempi che avevo teorizzato all’inizio di questa avventura .

Un’operazione finalizzata ad affermare l’inequivocabile princìpio secondo cui ( se è vero che ciascuno di noi esiste in presenza di due condizioni come il concepimento e l’assenza di eventi letali durante la gravidanza , quale quello abortivo è ) nessuno può legalmente sopprimere il nostro prossimo, al di fuori delle cause di giustificazione generali previste dal nostro codice penale (legittima difesa e stato di necessità) .

E , se è pure vero che l’Irlanda gode di una disciplina così virtuosa in materia , fondata sull’art. 40 della propria costituzione , risultando nettamente il primo paese europeo come tasso di natalità e che l’Italia è al 219 posto in tale graduatoria ( dati del 2010 ) su 221 paesi mondiali , un ulteriore effetto di questa battaglia è quello di contribuire a dare un futuro al nostro paese ed a preservare le caratteristiche peculiari che hanno contrassegnato la storia moderna nazionale .

Pietro Guerini – Presidente e portavoce nazionale NO194 ( www.no194.org )

Pubblicato, tra gli altri,  il 31-10-2012 su www.pontifex.roma.it

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NUOVO REFERENDUM ABROGATIVO DELLA L. 194 IN MATERIA DI ABORTO : IL TESTO DEI QUESITI REFERENDARI

Dopo aver trattato in passato la questione dei quesiti referendari , con tutte le sue implicazioni , anche pretestuose e strumentali , passiamo ora all’analisi del loro testo , che viene per la prima volta qui reso pubblico .

Una premessa doverosa .

Il manifesto della nostra iniziativa referendaria , da me redatto e riportato sul sito www.no194.org , quello ufficiale dell’associazione no194 e dell’omonimo comitato no194 , che vanta oltre 11 000 aderenti , sigla che rappresenta la prima organizzazione antiabortista italiana , recita :

“ Piuttosto , alla luce del pericolo di una ( peraltro infondata ) censura da parte della Consulta , i quesiti referendari avranno essenzialmente come oggetto le norme più significative della legge , che si aggiungeranno così al quesito sull’abrogazione totale della legge .

Tra le disposizioni più controverse ed impopolari della 194 , in particolare ed anzitutto , debbono annoverarsi l’art. 4 ( che riconosce il diritto di interruzione volontaria della gravidanza anche per mere ragioni economiche , morali e sociali nei primi 90 giorni ) e l’art. 5 ( che attribuisce alla donna, anche se coniugata, il diritto di assumere la decisione abortiva senza coinvolgere il potenziale padre , che può così legalmente rimanere del tutto ignaro dell’evento ) .

L’iniziativa è solo finalizzata all’abrogazione della legge ( dall’entrata in vigore della quale si sono registrati oltre 5 milioni di aborti , secondo i dati ufficiali del Ministero della Salute ) e rigetta ogni ipotesi di trattativa , che sarebbe inconcepibilmente effettuata sulla pelle del nostro prossimo .

Di conseguenza , possibili effetti legislativi dell’operazione in oggetto restrittivi sulla portata della 194 ( ed intermedi rispetto all’obiettivo indicato ) , sarebbero frutto di una ( tra l’altro ad oggi del tutto improbabile ) azione parlamentare totalmente unilaterale e non concordata con i promotori del referendum “ .

Dal primo periodo , si prospetta in modo assolutamente pacifico :

a ) la proposizione di un quesito sull’abrogazione totale della legge ;

b ) che , alla luce del pericolo di una ( peraltro infondata nel merito ) censura da parte del Consulta , i quesiti referendari avranno essenzialmente come oggetto le norme più significative della legge , fermo restando il quesito abrogativo totale ( cosiddetto massimale ) .

In particolar modo gli interventi della Corte Costituzionale potrebbero aver come oggetto due questioni :

A ) il vuoto normativo conseguente all’abrogazione totale della legge , anche alla luce della possibile non reviviscenza della disciplina prevista dal codice penale ed abrogata con la 194 ;

B ) il contrasto con l’art. 32 della carta , sotto il profilo della tutela del diritto alla salute della donna potenziale madre .

In relazione a ciascuna di tali obiezioni , ho proceduto alla stesura di due quesiti , uno massimale e uno minimale , che , salve le rettifiche formali del caso ed ogni approfondita , opportuna ulteriore riflessione, dovrebbero essere definitivi e che , nel loro complesso , rappresentano l’azione concretamente ( e sottolineo l’avverbio , avulso dall’approccio operativo dei sognatori )  più radicale e netta che può essere esperita contro la legge 194 .

1 ) Come ho più volte precisato , il quesito massimale può essere proposto anche formalmente in modo massimale o in modo formalmente non massimale , ma massimale nella sostanza .

Il testo da me redatto viene qui convertito per fini divulgativi in una forma che consenta una diretta lettura delle disposizioni di legge che rimarrebbero vigenti , nei seguenti termini : Volete che sia abrogata la legge 22 maggio 1978 n. 194 recante “Norme per la tutela sociale della maternità e sulla interruzione volontaria della gravidanza” , con riferimento agli artt. 1 , 2 , 3 , 4, , 5, 7 , 8 , 9 , 10 , 11 , 12 , 13, 14 , 15 , 16 , 20 , 21 , 22 ad eccezione quindi dell’art. 6 , con solo riferimento alle parole “ L’interruzione volontaria della gravidanza “ , “ può essere praticata “ , “ quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna “ , degli interi artt. 17 e 18 , che stabiliscono le pene per chiunque cagiona l’interruzione di gravidanza senza il consenso della donna , e dell’art. 19 , con riferimento alle parole “Chiunque cagiona l’interruzione volontaria della gravidanza “ , “è punito con la reclusione sino a tre anni “ di cui al primo comma , alle parole “ La donna è punita “ di cui al quarto comma , alle parole “Quando l’interruzione volontaria della gravidanza avviene su donna minore degli anni diciotto, o interdetta , “, “ chi la cagiona è punito con “ , “ pene “ , “ aumentate fino alla metà “ di cui al quinto comma e alle parole “Se dai fatti previsti dai commi precedenti deriva la morte della donna, si applica la reclusione da tre a sette anni “ di cui al sesto comma ?

Ecco che l’abrogazione , tra l’altro , oltre che degli artt. 4 e 5 ( che hanno introdotto il libero aborto nei primi 90 giorni di gravidanza ) , dell’art. 6 limitatamente alla lett. b ( che riguarda i casi di interruzione della gravidanza anche dopo i primi tre mesi di gestazione , ammessa qualora siano accertati processi patologici tali da determinare un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna ) , lascerebbe sopravvivere il 6 lett. a , con il quale si ammette l’aborto anche dopo ( ma , ovviamente , già prima ) il 90° giorno di gravidanza nel caso di grave pericolo per la vita della donna , per effetto della gestazione o del parto .

Come più volte ribadito , tale ultima ipotesi sostanziale non è stata introdotta della 194 , perché anche anteriormente alla sua entrata in vigore , anno 1978 , quella fattispecie rientrava nella generale causa di giustificazione di cui all’art. 54 c.p. , non essendo , in particolare , punibile quella condotta per stato di necessità ( della madre ) , quindi per la necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di danno grave alla persona , non volontariamente causato dall’interessato , né altrimenti evitabile , ferma restando la proporzionalità del fatto al pericolo .

Chi con la 194 vorrebbe abolire questa ipotesi , non conosce il diritto .

Le altre disposizioni della 194 che salvo nel quesito sono quelle sanzionatorie , con riferimento ai casi di interruzione colposa ( art. 17 ) , non volontaria per la donna ( art. 18 ) e volontaria per la stessa ( art. 19 ) della gravidanza .

Quindi vengono confermate le norme sulla base delle quali già oggi si punisce , sia pur con il riferimento a limitatissimi casi sugli aborti totali ( forse neppure l’1% ) , mentre con il successo referendario mediante la prevalenza dei “ Sì “ su questo quesito la disciplina sanzionatoria riguarderebbe non meno del 99% dei casi di aborto , se si considera che le ipotesi in cui dalla gravidanza possa derivare il decesso della donna , anche considerati i progressi della medicina , sono veramente ridotte al minimo , come mi confermano gli stessi medici e ginecologi .

Verrebbero in tal modo fatti salvi i due discutibili princìpi affermati dalla consulta nella recente sentenza n. 13 del 2012 , con la quale sono stati rigettati i quesiti del referendum elettorale di matrice Dipietrista , che hanno sottolineato :

a ) l’inammissibilità di una reviviscenza di una legge ( abrogata , quali le incriminazioni del codice penale ) anteriore rispetto a quella oggetto di referendum ;

b ) la necessità che , dall’astratta abrogazione della legge , sia configurabile una normativa cosiddetta “ di risulta “ , quindi residua e tale da poter sopravvivere autonomamente ed essere immediatamente applicabile , regolando la materia .

2 ) I quesiti minimali possibili ed efficaci per i nostri fini sostanziali sono molteplici .

La formula che ho usato sin dall’inizio è volutamente non specifica , per evitare che qualche associazione usasse la virgola o il punto e virgola per giustificare la sua mancata adesione , mascherando , così , i propri interessi di marchio e di bottega , con implicazioni anche di carattere commerciale .

Arrivati al punto in cui chiunque , anche alla luce dei miei appelli caduti nel nulla a formulare proposte concrete , pure il più stolto tra coloro che si interessano alla questione , ha compreso che chi si dichiara antiabortista abrogazionista e non aderisce alla nostra iniziativa o è un falso antiabortista abrogazionista o cerca di nobilitare con motivazioni tecniche ragioni di natura psicologica , ambizioni personali , se non direttamente interessi economici, ho deciso di rendere pubblico anche il secondo quesito .

Quesito che , anche in questo caso , viene qui convertito per fini divulgativi in una forma che consenta una diretta lettura delle disposizioni di legge che rimarrebbero vigenti nei seguenti termini: Volete che sia abrogata la legge 22 maggio 1978 n. 194 recante “Norme per la tutela sociale della maternità e sulla interruzione volontaria della gravidanza” , con riferimento agli artt. 1 , 2 , 3 , 4 , 5 , 7 comma 2 , 8 , 9 , 10 , 11 , 12 , 13 , 14 , 15 , 16 , 20 , 21 , 22 ad eccezione dell’art. 6 , con riferimento alle parole “ L’interruzione volontaria della gravidanza “ , “ può essere praticata : a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna ; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna. “ , dell’art. 7 commi 1 e 3 , che fissa le modalità di accertamento e limitazioni delle condizioni di cui al comma 6 , degli interi artt. 17 e 18 , che stabiliscono le pene per chiunque cagiona l’interruzione di gravidanza senza il consenso della donna , dell’art. 19 , con solo riferimento alle parole “Chiunque cagiona l’interruzione volontaria della gravidanza “ , “è punito con la reclusione sino a tre anni “ di cui al primo comma , alle parole “ La donna è punita “ di cui al quarto comma , alle parole “Quando l’interruzione volontaria della gravidanza avviene su donna minore degli anni diciotto, o interdetta,“, “ chi la cagiona è punito con “ , “ pene “ , “ aumentate fino alla metà “ di cui al quinto comma e alle parole “Se dai fatti previsti dai commi precedenti deriva la morte della donna, si applica la reclusione da tre a sette anni “ di cui al sesto comma ?

Testo identico al massimale con la sola eccezione del riferimento ai casi di cui alla lettera b dell’art. 6 , con cui comunque si estenderebbero ai primi 90 giorni di gravidanza le più rigorose condizioni previste dal tale articolo , ed al primo e terzo comma dell’art. 7 che si renderebbero necessari per l’accertamento delle condizioni dell’articolo precedente , con limiti nell’ipotesi di vita autonoma del feto , che rende praticabile l’aborto solo nel caso della lettera a ) .

Quindi , non più aborto libero , neppure nei primi 3 mesi di gestazione .

Un testo , peraltro , proposto solo al fine di evitare che il nostro sforzo ( e posso parlare in prima persona nel definirlo quanto meno notevole , pur nella consapevolezza se nessuno mi ha obbligato ad affrontarlo ) cada nel nulla ( consentendoci di ottenere almeno un risultato parziale , significativo sul piano giuridico e culturale ) , a seguito dell’eventuale censura della Consulta in ordine al citato contrasto del quesito massimale con l’art. 32 della costituzione , che tutela il generale diritto alla salute , che sarebbe naturalmente considerato con riferimento alla potenziale madre e non al concepito .

Una censura totalmente non condivisibile nel merito , perché l’aborto non è mai terapeutico , ma sempre possibile e quindi da non ignorare .

Chiederemo , dunque , come da manifesto , l’abrogazione totale e solo in subordine abrogazioni parziali , che , se accolte , rappresenterebbero comunque i presupposti sostanziali e culturali ( per una volta usiamo anche noi tale termine , spesso utilizzato con frequenza da chi intende nobilitare la propria inefficienza ) per il totale annientamento di una legge che sarebbe ad oggi precluso da ostacoli oggettivi frapposti dalle istituzioni ( come detto , dalla Corte Costituzionale ) .

Altro sarebbe , ovviamente , limitare la propria azione volontariamente ed a seguito di un accordo con il potere politico-parlamentare ( che talvolta propone ai comitati referendari una modifica legislativa a parziale accoglimento dei quesiti dietro la rinuncia alla loro azione ) , che sarebbe frutto di una trattativa ignobilmente condotta sulla pelle del nostro prossimo .

Un conto è la scelta , un conto è l’imposizione dell’autorità , da cui discende un oggettivo ostacolo .

Non si può ignorare o abrogare un’irrevocabile decisione della Consulta , questa è la realtà nel nostro ordinamento .

Chi dice o tutto o niente ( fermo restando che quel tutto deve costituire il nostro obiettivo ) a prescindere dalla realtà , vive tra le nuvole e lassù è bene che continui a filosofare , operando nel mondo dei sogni , dove il senso pratico non esiste .

Lo stesso mondo che frequentano coloro che si lamentano della vigenza di una legge ostentando i muscoli e digrignando i denti , senza fare nulla per abrogarla o senza aderire ad un’iniziativa già avviata in tal senso .

3 ) Una terza ipotesi già ventilata , quella di riproposizione tale e quale del quesito minimale già ammesso nel 1981 ; deve essere valutata molto attentamente , giacché quel quesito , predisposto dal Movimento per la Vita nell’àmbito di una pur lodevole operazione , presenta aspetti contrastanti con lo spirito della nostra iniziativa .

Penso piuttosto ad un altro testo , che superi le censure più rigorose della Corte costituzionale e sul quale sto lavorando .

Un testo ulteriore che , lo ribadiamo , troverebbe la sua giustificazione sui vincoli formali imposti dalla Consulta e non su questioni ideali , essendo la nostra posizione chiaramente diretta a salvaguardare il diritto alla nascita del concepito , da affermare nel modo più ampio possibile , con i soli limiti oggettivi imposti dal ordinamento giuridico del nostro paese che nessuno , tanto meno un avvocato , può ignorare .

Invito , come sempre , tutti coloro che ritengono che abbia un senso protestare contro qualcosa solo se si ha una proposta concreta diretta alla sua eliminazione e che comprendono che la piazza è l’unica via di protesta per un popolo solo in una dittatura ad aderire alla nostra iniziativa , finalizzata all’utilizzo di uno strumento di democrazia diretta , tramite il sito ufficiale www.no194.org .

Ed invito tutti a partecipare alla “ 24ore per la vita “ ( da noi organizzata in collaborazione con un’associazione nostra alleata , che ha aderito con tutti i suoi effettivi a NO194 ) che partirà dalle ore 9 del 2-11-2012 e si svolgerà in corrispondenza delle chiese e degli ospedali indicati sul sito stesso , una manifestazione dalla matrice esplicitamente abrogazionista e nella quale sarà meramente tollerata l’eventuale presenza di parlamentari nazionali , in carica o meno .

In tale prospettiva , si condanna sin d’ora ogni ipotesi di strumentalizzazione dell’evento da parte di costoro , responsabili in quanto tali per fatti o soprattutto , per ragioni anagrafiche , per omissioni della vigenza della normativa che vogliamo abrogare , alla luce dell’assoluta assenza di iniziative esperite dagli stessi dirette a tal fine abrogativo .

Pietro Guerini – Portavoce nazionale NO194

 Pubblicato , tra gli altri , da www.pontifex.roma.it il 30-9-2012

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NUOVO REFERENDUM ABROGATIVO DELLA L. 194 IN MATERIA DI ABORTO : L’ATTEGGIAMENTO DELLA CHIESA DI FRONTE ALL’EVENTO REFERENDARIO

“ Tanto la Chiesa non vi appoggerà mai ! “

Parecchi tra di noi , compreso il sottoscritto , dall’inizio della avventura della nostra organizzazione  si è sentito rivolgere da qualche sedicente cattolico e , soprattutto , “ pro life “ impegnati , questa frase , pronunciata con ghigno vagamente pannelliano .

Il disinteressato impegno verso la tutela del concepito si esprime così in un atteggiamento e in un malcelato ed implicito auspicio , identico a quello tipico dell’avversario più radicale in tutti i sensi .

Del resto , la torbida commistione tra opposti , sacro e “ antisacro “ , ha avuto diverse espressioni in ogni campo , compreso quello musicale ( pensiamo a Veronica Ciccone , in arte madonna , scritto in minuscolo per ovvio rispetto verso la fede professata ) ed anche certo antiabortismo nazionale, tanto artisticamente incline ai bei gesti , ai proclami fine a se stessi ed ai predicozzi privi di un minimo obiettivo concreto , non poteva sottrarsi a questa tendenza .

Vediamo se l’auspicio dei nostri avversari più agguerriti , che in teoria potrebbe anche non rivelarsi infondato , con loro soddisfazione , trovi nella realtà nazionale un riscontro , in astratto e in concreto .

Sotto tale ultimo aspetto , la mia analisi farà riferimento ai fatti verificatisi da quando ho promosso questa iniziativa .

1 ) In astratto , di fronte ad un nuovo referendum abrogativo della 194 , che ha legalizzato l’aborto nel nostro paese , la Chiesa potrebbe invitare i fedeli-elettori :

a ) a votare sì all’abrogazione ;

b ) a non recarsi alle urne , al fine di farci mancare il “ quorum “ ;

c ) a votare no all’abrogazione .

Vi è , poi , quale ultima ipotesi , l’eventualità che essa non prenda posizione , aderendo alla tipica istanza della crema illuminata del nostro paese , ben rappresentata nelle istituzioni , nel parlamento e nella cultura , che ritiene che chiunque possa esprimere opinioni su qualunque tema , ad esclusione degli appartenenti al Clero , che dovrebbero astenersi da ogni considerazione anche sulle questioni eticamente sensibili , pena , in caso contrario , una grave e scorretta intromissione nelle vicende italiche .

In linea con tale tendenza-esigenza , in modo più sbrigativo , coerente e meno ipocrita , essi in alcune dittature sono stati fisicamente eliminati , atto perfettamente equiparabile sotto il profilo della libertà di opinione .

A ) Anzitutto e nel merito , l’adozione da parte del mondo ecclesiastico di una posizione diversa da quella di cui al punto a ) sarebbe contrastante con i princìpi basilari del cattolicesimo , ribaditi sino ad oggi dal suo stesso vertice .

Lungi da me l’intenzione di strumentalizzare opinioni tanto autorevoli come quelle espresse in materia di aborto dai Pontefici , ma , in quest’epoca caratterizzata da una certa confusione , trovo interessante ricordare gli interventi effettuati dagli ultimi Papi su tale tragica piaga .

Il 22 maggio 2003 , in occasione del venticinquesimo anniversario dall’entrata in vigore della 194 , Papa Giovanni Paolo II dichiarò : “ Non può esserci pace autentica senza il rispetto della Vita , specie se innocente e indifesa come quella dei bambini non ancora nati . “ , “ Nessuna azione per la pace può essere efficace se non ci si oppone con la stessa forza agli attacchi contro la Vita in ogni sua fase , dal suo sorgere sino al naturale tramonto “ .

Del resto nella “ Evangelium vitae “ del 1995 , il Pontefice polacco affermò inequivocabilmente che “ L’aborto procurato è l’uccisione deliberata e diretta , comunque venga attuata , di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza , compresa tra il concepimento e la nascita “ .

Papa Benedetto XVI  , in occasione del trentennale dall’entrata in vigore della legge che vogliamo abrogare , quindi il 22 maggio 2008 , non fece certo affermazioni di tenore diverso : “ L’aver permesso di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza ha aperto un’ulteriore ferita nella nostra società. Difendere la Vita umana è diventato oggi praticamente più difficile , perché si è creata una mentalità di progressivo svilimento del suo valore “ , “ Da quando in Italia è stato legalizzato l’aborto ne è derivato un minor rispetto per la persona umana , valore che sta alla base di ogni civile convivenza , al di là di ogni fede “ .

Il 27 febbraio 2011 , Sua Santità ha sottolineato come “ L’aborto non è mai terapeutico, i medici che convincono le donne ad abortire le ingannano “ .

Come si può notare , la condanna espressa dal vertice assoluto della Chiesa cattolica è rivolta non solo contro l’aborto , ma pure esplicitamente contro la legge 194 .

E’ vero , esiste un orientamento minoritario , quello espresso da Don Gallo , molto apprezzato presso certi salotti televisivi , nei quali interviene quale rappresentante della Chiesa riscuotendo scroscianti applausi , che invita da anni il Vaticano a “ rivedere le sue rigide posizioni sull’aborto “ , il che , in realtà , comporterebbe la necessità di rivedere tutte le proprie posizioni .

L’assunto di Don Gallo ( che ha dichiarato di accompagnare le donne ad abortire , si legga l’intervista al Corriere della Sera del 23-11-1998 , e che in ogni caso difende il tenore della 194, in linea con le posizioni eretiche del cattolicesimo parlamentare, che, sostenendo tali tesi, partecipa con i suoi esponenti “più radicali“ alle marce “pro life“ non dichiaratamente abrogazioniste, dominandole sul piano massmediatico e inevitabilmente strumentalizzandole) esprime il proprio tratto “cattolico“ in una lettura di questa normativa che fa salva la sua intoccabilità e si traduce anzi nell’invocazione della sua piena attuazione, sotto il profilo di una valorizzazione dei consultori familiari, quale unico elemento di dibattito con l’area artefice di tale legge .

Ecco che , in pratica , il Sacerdote genovese e i rappresentanti nel parlamento del mondo cattolico nazionale , con la loro posizione , compiono una rilettura dei princìpi fondamentali che caratterizzano il cattolicesimo , che si può tradurre come segue : “ Ama in modo tanto onnipotente te stesso al punto che , qualora ne ravvisi la necessità , puoi sopprimere il prossimo tuo “ , “ Onora il padre e la madre , ma, se vuoi , elimina tuo figlio “ , “ Gli ultimi saranno i primi , sempre che tu ritenga necessario farli nascere “ , “ Non uccidere , al limite sopprimi un individuo durante il concepimento “ .

Riusciranno costoro a convertire il Pontefice in questa matura lettura dei princìpi cattolici ?

In assenza di questo evento , che se attuato si tradurrebbe in quella che taluni definiscono come la protestantizzazione del cattolicesimo ( termine che nella sua accezione moderata , a mio avviso , non rispecchia la situazione nordamericana , dove si registra un forte presenza evangelica ) , con la creazione di una religione fai da te che consenta a ciascuno di comportarsi come vuole e di sentirsi nel contempo con la coscienza a posto , possiamo ritenere che un rappresentante del clero che sposi la teoria Gallo si muova contro i vertici dell’istituzione a cui solennemente appartiene , parlando a titolo strettamente personale pur in assenza di una formale scomunica .

B ) Sotto il profilo puramente strategico , una posizione diversa da quella favorevole all’abrogazione e diretta comunque ad evitare il voto , non verrebbe compresa dallo zoccolo duro dei fedeli , i cosiddetti cattolici praticanti , e si aprirebbe così forse per la prima volta uno strappo veramente consistente con l’area opposta a quella a cui la Chiesa , secondo gli illuminati esponenti del mondo della cultura , della politica e delle istituzioni , dovrebbe prestare maggiore attenzione per modernizzarsi .

Dalla mia posizione , in contatto quotidiano con un una massa di iscritti che nel suo complesso ad oggi supera le 10 000 unità e che è composta in maggioranza ( oltre ad un 10% di atei o di scarsamente credenti ) da credenti in quanto tali , che non sposano alcuna posizione critica verso il Concilio Vaticano II e che si astengono da dibattiti teologici particolarmente articolati , credo di poter fare questa previsione con una certa cognizione di causa .

A mio avviso , si riduce sempre più col tempo la percentuale di fedeli che si rimette ad una valutazione del religioso circa il merito di una condotta e di un fenomeno ( se quindi essi debbano considerarsi positivi o negativi , accettabili o inaccettabili ) , mentre aumenta l’aspettativa che il fedele ripone nelle istituzioni ecclesiastiche di trovare riconoscimento nei princìpi che egli ritiene rispecchino i valori della confessione di appartenenza .

Ed è ciò che si verifica sempre più anche nel rapporto tra elettore e partito di appartenenza , tanto che la flessibilità del voto è in continua crescita , il “ non capisco ma mi adeguo “ di ferriniana memoria pare oggi molto lontano .

Del resto , la Chiesa non potrebbe mai fermare la nostra iniziativa anche se lo volesse e pure se essa, per quanto promossa da un cattolico dichiarato ed orgoglioso della propria fede come il sottoscritto , non fosse ispirata come lo è dal desiderio di elevare la civiltà del proprio paese e di tutelare il diritto di nascita dei propri connazionali più deboli , non di combattere delle battaglie religiose con i non credenti , che peraltro vedrebbero quest’ultimi pacificamente vittoriosi per ragioni numeriche .

In astratto , dunque , per ragioni sia di merito che strategiche , pare assai difficile immaginare una posizione ecclesiastica in contrasto con la nostra iniziativa , che si aggiunga a quella del mondo parlamentare , della cultura , dei mezzi di informazione e soprattutto dei nostri avversari più accaniti e inconsistenti , vale a dire quella parte del mondo cattolico e “ pro life “ che teme con la nostra iniziativa di perdere visibilità e di dover rendere conto di decenni di letargo e delle proprie più o meno interessate incoerenze .

Basta sfogliare i quotidiani di questi giorni , del resto , per leggere di politici dichiaratamente di area cattolica che invitano preventivamente a non trattare questioni etiche nella prossima campagna elettorale per le consultazioni legislative e di convegni sempre dichiaratamente di area cattolica che si limitano a trattare questioni economiche e nei quali si parla soltanto di danaro .

Il che è indice , quanto meno , di una notevole svalutazione del fattore spirituale .

2 ) In concreto , poi , ho riscontrato un atteggiamento molto positivo da parte del mondo ecclesiastico verso la nostra iniziativa , se è vero che parecchi religiosi hanno aderito e stanno aderendo ad essa , sia attraverso il sito www.no194.org che per via cartacea ( cito solo a titolo di esempio , in rappresentanza delle diverse zone del paese e non potendo riportare un lungo elenco di nominativi , Don Giovanni Ferrara di Padova , Padre Giovanni Cavalcoli di Bologna , Don Marcello Stanzione di Salerno , religiosi noti per la loro lucida coerenza ) .

Assai diffusi sono l’entusiasmo e la precisazione che la Chiesa da anni attendeva un’azione analoga che provenisse dalla società civile , dopo la pubblicazione di montagne di libri in materia .

Gli atteggiamenti di natura diversa , al di là di un’ovvia e comprensibile cautela iniziale di fronte ad un’operazione che stava nascendo , si ricollegano non a divergenze ideali ( fatti salvi i pochi Don Gallo ) o strategiche ( eccetto qualche isolata fisiologica tendenza al doroteismo antropologico ) , ma alla differente natura umana , che porta taluno tra di noi ad essere nella nostra quotidianità più un Don Abbondio che un Don Camillo .

Ricordo i nostri prossimi impegni , strumentali e propagandistici rispetto all’evento referendario : le conferenze di Firenze del 8-9-2012 alle ore 17 nel locale Giubbe Rosse , con locandina già pubblicata sul sito , quella presso la parrocchia di Sant’Ignazio di Loyola a Padova , fissata per le ore 21 del 6-10-2012 e una probabile intermedia a Genova , di cui verrebbe data notizia sempre sul sito , mentre per le ore 9 del 2-11-2012 abbiamo organizzato con altra associazione la 24 ore per la Vita , con gruppi di preghiera che si raduneranno presso ospedali e luoghi di culto , che saranno via via indicati ancora su www.no194.org  .

A tale ultimo evento , stante la sua matrice strettamente abrogazionista , l’eventuale presenza di parlamentari nazionali sarebbe meramente tollerata , dovendosi rigettare in radice qualsiasi tentativo di strumentalizzazione da parte di coloro che in questi decenni hanno , con azioni ed omissioni , consentito la vigenza della legge in oggetto , che vogliamo cancellare in modo inequivocabile .

Diversamente essi possono legittimamente operare in altre manifestazioni genericamente “ pro life “ e non dichiaratamente abrogazioniste , quindi compatibili con la loro condotta , considerato il carattere infinitamente indeterminato del termine “ pro life “ e di espressioni  affini come “ difesa della vita ”.

Avv. Pietro Guerini – Portavoce nazionale NO194

 Pubblicato il 31-8-2012 da www.pontifex.roma.it

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NUOVO REFERENDUM ABROGATIVO DELLA L. 194 IN MATERIA DI ABORTO : LE MARCE , TRA POSITIVA AGGREGAZIONE E ANTIABORTISMO OMEOPATICO

Come già lo scorso anno , si sono tenute a maggio due manifestazioni genericamente definibili come “ pro life “ , riconducibili l’una al Movimento per la Vita , l’altra non al Movimento per la Vita , la prima con un numero di presenti davvero esiguo ( forse un centinaio , secondo quanto attestano le diverse foto riportate sul web ) , la seconda con una partecipazione stimabile grosso modo tra le 10 000 e le 15 000 unità , alla quale ha dato un contributo significativo anche la nostra organizzazione ( nella misura approssimativa di un migliaio di iscritti ) .

Nonostante l’italica tendenza a salire sul carro dei vincitori , ed i numeri in sé esprimono sicuramente un esito positivo della manifestazione , debbo rigettare in modo radicale ogni rivendicazione in questo senso da parte nostra .

Anzitutto , la Marcia per la Vita non è stata da noi ( ben , grazie soprattutto al decisivo apporto di movimenti capitolini ) organizzata , ma da due associazioni che si distinguono chiaramente dalle nostre posizioni , negando la rilevanza che noi attribuiamo alla 194 in tema di aborto , giacché esse propugnano una rivoluzione culturale del paese che prescinde dalla situazione normativa in esso vigente ( come ho ricordato in due miei pezzi pubblicati a fine dicembre e fine febbraio ) .

La nostra presenza , quindi , è stata secondaria , non certo numericamente , ma come ruolo nell’evento , tant’è che anche quest’anno ci è stata negata la partecipazione al dibattito svoltosi a margine della marcia ( il giorno precedente ) .

Una distinzione ben rappresentata dal brand dell’evento : “ Marcia per la Vita “ , sottotitolo “ Chi salva una vita salva il mondo intero “ .

Attenzione , dunque , non è stata organizzata una marcia per l’abrogazione della l. 194 , tanto meno si è specificata la natura referendaria di questo intento .

Il titolo ed il sottotitolo sono talmente generici che ha potuto marciare con noi , abrogazionisti convinti senza se e senza ma , il ben più illustre sindaco di Roma Gianni Alemanno , il quale ha colto l’occasione per dichiarare per l’ennesima volta alla stampa che la legge 194 va integralmente attuata , mediante il potenziamento dei consultori familiari .

Ora , non credo che il primo cittadino capitolino auspichi l’abrogazione di una legge della quale chiede un’integrale applicazione , giacché , in caso contrario , andrebbe sottoposto ad un trattamento sanitario obbligatorio .

Ecco che questo evento , nel momento stesso in cui si configura come senz’altro molto positivo per la sua capacità di aggregare un numero elevato di persone e di far passare un indistinto messaggio “pro life“ presso i media , rivela , in parte inevitabilmente , delle contraddizioni e dei limiti molto profondi , conseguenze inevitabili del suo lodevole carattere ecumenico ed evitabili di una genericità di contenuti che ricorda la Marce per la Pace , che vengono retoricamente e demagogicamente organizzate quando la comunità internazionale decide di intervenire anche ( forse non solo , ma anche ) per scongiurare genocidi di massa di comunità inermi , fatalmente compiuti con modalità che di pacifico non hanno nulla .

Non è un caso che non vi sia stata , nella città di gran lunga più politicizzata del nostro paese , una contromanifestazione degna di questo nome , civile per carità , ma contromanifestazione .

Come si può manifestare contro la Vita ( solo i gruppi satanisti lo potrebbero fare , ma non sono ancora così organizzati da esporsi pubblicamente ) ?

Quando assistevo quindicenne alla tribune per il referendum del 1981 , Bonino ( auguri a chiunque la sfiderà per la corsa al Quirinale , nessuno escluso ) e Pannella cercavano di spiegare che loro non erano a favore dell’aborto , ma del diritto di scelta della donna .

Ed erano sicuramente credibili , se è vero che considerando l’aborto un dramma per la potenziale madre , lo ritenevano un dramma per l’unico soggetto che a loro avviso ha valore , stimando essi il concepito come pari al nulla , anzi ad una linfa .

Come si può considerare favorevolmente un evento che si ritiene drammatico per l’unico soggetto a cui si attribuisce rilievo ?

In effetti , lo scontro è tutto qui : diritto di scelta della donna ( consacrato nella 194 ) o diritto di nascita ( da cui l’abrogazione della 194/78 , che lascerebbe l’aborto volontario ammesso nel solo , sempre più remoto sul piano casistico , caso preesistente alla stessa di pericolo di decesso della madre che porti a termine la gravidanza , già tutelato dalla generale e non con essa abrogabile scriminante di cui all’art. 54 c.p. , in vigore già ben prima del 1978) .

Il resto è aria fritta .

Ecco che la saldatura tra palazzo e protesta si è inequivocabilmente appalesata con la partecipazione alla Marcia di diversi parlamentari , quali l’ex Pd Binetti , Lupi e Gasparri .

Se la legge è del tutto marginale perché il fine è convertire le masse con libri e marce ( linea omeopaticamente priva di controindicazioni per il potere politico , a caccia di voti con prese di posizione generiche e fumose ) , come sostengono gli organizzatori , ben possono essere legittimati a partecipare all’evento coloro che , per quanto componenti , anche di lungo corso , dell’organo legislativo , non hanno depositato neppure un mero disegno di legge al limitato fine di modificare anche marginalmente la normativa vigente .

Non è un caso che se , a seguito della manifestazione dei 15 000 di Roma , nessuno ha nemmeno lontanamente ventilato riforme sia pur minime della 194 , i medesimi effetti ( mancata messa in discussione della disciplina legislativa vigente ) hanno prodotto in questi anni i 35 000 o i 300 000 partecipanti , rispettivamente , di Parigi o di Washington , ad identiche sfilate .

E , ad onor del vero , non ci risulta che ad esse siano seguiti una diminuzione degli aborti o un incremento del volontariato “ pro life “ in quei paesi .

Ecco che , per quanto non nutra una particolare simpatia per il MPV , a seguito dei comportamenti verbalmente antagonisti che suoi esponenti hanno osservato nei nostri riguardi in questo breve periodo di esistenza come organizzazione antiabortista , già di gran lunga la prima come numero di iscritti in Italia , debbo , con onestà intellettuale , pormi l’interrogativo sotto il profilo dei contenuti se sia più significativo essere in quattro gatti a sostenere tesi irrazionali (quali propugnare battaglie generiche rispetto al tema dell’aborto , presso sedi incompetenti in materia e ultralaicizzate come quelle comunitarie , con il ricorso all’inefficacissima forma della petizione) o in 15 000 ad esprimere dieci posizioni diverse prive di un comune obiettivo concreto , essendo l’unico identificabile perseguito solo da una parte ( per giunta ghettizzata , nonostante i quasi 10 000 aderenti in crescita esponenziale ) dei presenti .

Bene hanno fatto , quindi , gli organizzatori ad enfatizzare il numero dei partecipanti , in quanto tale dato costituisce un elemento positivo che comprova la forza aggregante della Marcia , che ha fornito l’occasione per riunire sensibilità diverse , mentre , in tale ottica , ha rappresentato a mio avviso una stonatura il raffronto numerico di nuovo competitivo , come già l’anno scorso , con il convegno del MPV , svoltosi presso la Sala Nervi , in quanto disgregante .

Ma se ci limitiamo ad esaltarci nel fare la conta dei partecipanti ad un evento del tutto informale e privo di effetti concreti , commettiamo lo stesso errore che compiono coloro che scendono in piazza il giorno in cui deve essere approvata una legge che non condividono per cercare di scongiurarne l’entrata in vigore ( come avvenuto , ad esempio , per la riforma Gelmini ) .

Differente , per fortuna è l’approccio ( pacifico , invece che violento ) , uguale è l’irritualità costituzionale , il velleitarismo già in astratto ( a prescindere da ogni analisi sulle possibilità di successo , non avendo la piazza alcuna competenza legislativa ) e , dunque , la totale assenza di senso pratico .

Occorre essere consapevoli che uno scudetto non lo vince la squadra che vanta più tifosi , concetto neppure troppo complesso ( nel nostro caso , peraltro , i tifosi sono sostenitori di squadre diverse e propugnatori di strategie differenti , anzi in parte incompatibili ) , ma la squadra che vince la partita in campo .

Se il prossimo anno a Roma si registrassero 30 milioni di presenze , questo non implicherebbe né la modifica della legge ( con la sua . a mio avviso sin troppo evidente , forza culturale sui cittadini ) , né un calo degli aborti ( che vengono comunque praticati e in concreto avallati da una minoranza della popolazione ) .

La legge può essere abrogata solo per via referendaria ( come noi abbiamo affermato a chiare lettere già nel nostro manifesto , stanti l’assoluta inerzia parlamentare e l’orientamento conservatore della Consulta , confermato in questi giorni ) , facendo giocare al popolo l’unica partita che può costituzionalmente disputare come protagonista , senza relegarlo al ruolo di spettatore ed auspicare ingenuamente l’intervento di istituzioni che si muovono in direzione opposta e che mai accetterebbero di adottare decisioni ( penso al Parlamento ) a forte rischio di impopolarità , come dimostrato da oltre trent’anni a questa parte .

Non solo , ma gli aborti possono calare a seguito di un dibattito culturale di massa che può seguire solo ad una consultazione generale sul tema come quella referendaria e ad un’inversione sempre di carattere culturale sancita dall’abolizione di una legge , fenomeno di portata generale vigente per tutti i cittadini e dunque riguardante per intero la collettività , a differenza dell’esposizione di tesi ad una straesigua minoranza già schierata che legge libri sul tema .

Non possiamo , quindi , limitarci a manifestare genericamente per la Vita , ma dobbiamo lottare concretamente e con la consapevolezza dei mezzi che le istituzioni ci riconoscono , da cui il rinnovato invito ad aderire alla nostra iniziativa neoreferendaria attraverso il sito www.no194.org , per combattere una battaglia potenzialmente efficace , per quanto impegnativa in termini di lavoro di militanza , a difesa del diritto di nascita e contro il tragico fenomeno dell’aborto .

Inebriarsi di cifre suggestive e non agire verso l’obiettivo concreto ( trasformando in tal modo il partecipante a positivi eventi di aggregazione da cifra a protagonista ) significa fare un enorme regalo alla nostra controparte , che difende accanitamente l’attuale situazione normativa ed auspica queste forme di velleitarismo , che , appagando col nulla un loro potenziale avversario , lo rendono del tutto inerme ed inoffensivo .

Di ciò dimostrano di essere perfettamente consapevoli i nostri iscritti ed i tantissimi che ancor più in queste settimane stanno aderendo alla nostra organizzazione , anche esprimendo un dissenso verso le associazioni dalle quali provengono che viene motivato con le argomentazioni sopra esposte .

Pietro Guerini – Portavoce nazionale NO194

 Pubblicato il 28-6-2012 da www.pontifex.roma.it

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NUOVO REFERENDUM ABROGATIVO DELLA L. 194 IN MATERIA DI ABORTO : I QUESITI REFERENDARI

Il manifesto della nostra iniziativa referendaria , da me redatto e riportato sul sito www.no194.org , quello ufficiale dell’associazione no194 e dell’omonimo comitato no194 , che vanta oltre 8 000 aderenti , sigla che rappresenta la prima organizzazione antiabortista italiana , recita :

“ Piuttosto , alla luce del pericolo di una ( peraltro infondata ) censura da parte della Consulta , i quesiti referendari avranno essenzialmente come oggetto le norme più significative della legge , che si aggiungeranno così al quesito sull’abrogazione totale della legge .

Tra le disposizioni più controverse ed impopolari della 194 , in particolare ed anzitutto , debbono annoverarsi l’art. 4 ( che riconosce il diritto di interruzione volontaria della gravidanza anche per mere ragioni economiche , morali e sociali nei primi 90 giorni ) e l’art. 5 ( che attribuisce alla donna, anche se coniugata, il diritto di assumere la decisione abortiva senza coinvolgere il potenziale padre , che può così legalmente rimanere del tutto ignaro dell’evento ) .

L’iniziativa è solo finalizzata all’abrogazione della legge ( dall’entrata in vigore della quale si sono registrati oltre 5 milioni di aborti , secondo i dati ufficiali del Ministero della Salute ) e rigetta ogni ipotesi di trattativa , che sarebbe inconcepibilmente effettuata sulla pelle del nostro prossimo .

Di conseguenza , possibili effetti legislativi dell’operazione in oggetto restrittivi sulla portata della 194 ( ed intermedi rispetto all’obiettivo indicato ) , sarebbero frutto di una ( tra l’altro ad oggi del tutto improbabile ) azione parlamentare totalmente unilaterale e non concordata con i promotori del referendum “ .

Dal primo periodo , si evince in modo assolutamente pacifico :

1 ) che sarà proposto un quesito sull’abrogazione totale della legge ;

2 ) che , alla luce del pericolo di una ( peraltro infondata nel merito ) censura da parte del Consulta , i quesiti referendari avranno essenzialmente come oggetto le norme più significative della legge , fermo restando il quesito abrogativo totale ( cosiddetto massimale ) .

1 ) Ora , il quesito massimale può essere proposto anche formalmente in modo massimale o in  modo formalmente non massimale , ma massimale nella sostanza .

A titolo di esempio , l’abrogazione , tra l’altro , oltre che degli artt. 4 e 5 ( che hanno introdotto il libero aborto nei primi 90 giorni di gravidanza ) , dell’art. 6 limitatamente alla lett. b ( che riguarda i casi di interruzione della gravidanza anche dopo i primi tre mesi di gestazione , ammessa qualora siano accertati processi patologici tali da determinare un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna ) , lascerebbe sopravvivere il 6 lett. a , con il quale si ammette l’aborto anche dopo il 90° giorno di gravidanza nel caso di grave pericolo per la vita della donna , per effetto della stessa o del parto .

Come più volte ribadito , tale ultima ipotesi sostanziale non è stata introdotta della 194 , perché anche prima della sua entrata in vigore , anno 1978 , quella fattispecie rientrava nella generale causa di giustificazione di cui all’art. 54 c.p. , non essendo , in particolare , punibile quella condotta per stato di necessità ( della madre ) , quindi per la necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di danno grave alla persona , non volontariamente causato dall’interessato , né altrimenti evitabile , ferma restando la proporzionalità del fatto al pericolo .

Chi con la 194 vorrebbe abolire questa ipotesi , non conosce il diritto .

2 ) I quesiti minimali possibili ed efficaci per i nostri fini sostanziali sono molteplici .

La formula che usato sin dall’inizio è volutamente non specifica , per evitare che qualche associazione usasse la virgola o il punto e virgola per giustificare la sua mancata adesione , mascherando , così , i propri interessi di marchio e di bottega , con implicazioni anche di carattere commerciale .

Ecco che è possibile configurare in via alternativa al quesito massimale , che sicuramente verrà proposto , almeno due ipotesi centrali :

a ) la riproposizione tale e quale del quesito minimale già ammesso nel 1981 ;

b ) un quesito sostanzialmente abrogativo ( tra l’altro ) degli artt. 4 e 5 , che , se ammesso e approvato dal corpo elettorale , estenderebbe ai primi 90 giorni di gravidanza le più rigorose condizioni previste dall’art. 6 della legge .

Quindi , non più aborto libero , neppure nei primi 3 mesi di gestazione .

Per quale motivo questa proposizione alternativa ?

Proprio per evitare che il lavoro immane ( e soprattutto io posso usare questo termine , anche se nessuno mi ha obbligato ad affrontare questa battaglia ) che presuppone questa operazione non cada nel nulla , stante i pericoli di una censura della Consulta , ma che si possa ottenere almeno un risultato parziale , significativo sul piano giuridico e culturale .

Chiederemo , dunque , come da manifesto , l’abrogazione totale , in subordine abrogazioni parziali .

Ora , la recente sentenza n. 13 del 2012 , con la quale sono stati rigettati i quesiti del referendum elettorale di Dipietrista matrice , hanno sottolineato , in parte ribadendoli , due princìpi di fondo :

a ) l’inammissibilità di una reviviscenza di una legge ( abrogata ) anteriore rispetto a quella oggetto di referendum ;

b ) la necessità che , dall’astratta abrogazione della legge , sia configurabile una normativa cosiddetta “ di risulta “ , quindi residua e tale da poter sopravvivere autonomamente ed essere immediatamente applicabile , regolando la materia .

I due princìpi ,  a mio avviso , sono del tutto contraddittori .

Per giustificare il primo , infatti , molto discutibile e contestato da diversi costituzionalisti , s’afferma che dall’approvazione di un referendum abrogativo non può derivare l’entrata in vigore di una disciplina , ancorché preesistente e soppressa , poiché , in tal caso , si stravolgerebbe la natura dell’istituto referendario , trasformandolo da abrogativo a propositivo ..

Orbene , tale motivazione , a mio avviso , vale però anche per smentire il secondo princìpio che la Corte Costituzionale afferma , in quanto attraverso la normativa di risulta l’approvazione del referendum svolge , comunque , una funzione novativo-legislativa , disciplinando novativamente la materia .

La mancata ammissione nel 2005 del quesito massimale sulla L. 40 era giustificato dall’assenza di una normativa precedente , da cui la prospettiva di un autentico vuoto normativo .

Pericolo , comunque , da escludersi in presenza di quesiti abrogativi parziali , nei termini di cui sopra .

Ad ogni buon conto , ribadisco la mia assoluta apertura sui dettagli dei quesiti ad un confronto con tutte quelle organizzazione che volessero subordinare la propria adesione a questioni di carattere tecnico-giuridico .

Naturalmente , il mio auspicio è che le possibili considerazioni provengano da soggetti che conoscono il diritto applicato ( avvocati o giudici ) o , quanto meno , che siano dottori in legge e lavorino sul diritto .

Invito , quindi , tutti i rappresentanti di associazioni o comitati o loro esponenti a formulare pubblicamente tali possibili considerazioni , che non potranno , peraltro , mai essere considerate delle contestazioni , rispetto a quesiti che non ho mai volutamente enunciato in modo specifico .

Inoltre , mi rendo disponibile ad un dibattito , sempre pubblico , sui quesiti medesimi , alla presenza dell’assemblea di quelle organizzazioni .

Non temo la trasparenza , come sempre , non avendo nulla da nascondere .

Ognuno , all’occorrenza , potrà valutare da oggi parole e silenzi .

Invito , come sempre , tutti coloro che ritengono che abbia un senso protestare contro qualcosa solo se si ha una proposta concreta diretta alla sua eliminazione , ad aderire alla nostra iniziativa tramite il sito ufficiale www.no194.org .

Pietro Guerini – Portavoce nazionale NO194

 Pubblicato il 15-5-2012 da www.pontifex.roma.it e www.riscossacristiana.it

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